Vitamine e Minerali

Vitamina D

Fabbisogno, fonti alimentari, funzioni, rischi da carenza ed eccesso e interazioni di Vitamina D.

Vitamina D
Vitamina D

Fabbisogno

Uomini: 15 µg/die (600 UI) fino a 70 anni; 20 µg/800 UI oltre 70 anni

Donne: 15 µg/die (600 UI) fino a 70 anni; 20 µg/800 UI oltre 70 anni

Bambini e adolescenti: 0–12 mesi 10 µg/400 UI; 1–18 anni 15 µg/600 UI

Rischio da eccesso

L'eccesso cronico da supplementazione può causare ipercalcemia, con nausea, debolezza, poliuria, disidratazione e, nei casi importanti, calcificazioni e danno renale.

Rischio da carenza

La carenza riduce l'assorbimento del calcio e compromette la mineralizzazione ossea: rachitismo nel bambino e osteomalacia nell'adulto; stati subottimali sono associati a ridotta salute muscolo-scheletrica.

Fonti alimentari

Esposizione solare con sintesi cutanea; pesce grasso, tuorlo, alcuni funghi e alimenti fortificati.

Caratteristiche e funzioni nell’organismo

Vitamina liposolubile con comportamento ormonale. La vitamina D viene convertita nel fegato a 25-idrossivitamina D e poi, soprattutto nel rene, nella forma attiva calcitriolo. Il calcitriolo regola l'omeostasi del calcio e del fosforo aumentando l'assorbimento intestinale e cooperando con paratormone e altri segnali nel controllo del metabolismo osseo. I recettori della vitamina D sono presenti in numerosi tessuti; oltre al ruolo scheletrico, la vitamina D partecipa alla funzione muscolare e immunitaria e alla regolazione dell'espressione genica.

Interazioni con altri elementi o farmaci

Interazione funzionale stretta con calcio, fosforo, magnesio e paratormone. Farmaci che alterano assorbimento dei grassi, metabolismo epatico o funzione renale possono modificarne lo stato.

Approfondimenti

La vitamina D può essere introdotta con l’alimentazione o sintetizzata dall’organismo sotto l’effetto dei raggi ultravioletti. La forma endogena contribuisce in misura importante alla disponibilità della vitamina.

Svolge il suo compito ottimizzando il metabolismo del calcio e del fosforo e regolando la formazione ossea.

Una carenza può manifestarsi con rachitismo, osteomalacia, debolezza e convulsioni.

Un eccesso può essere associato ad anoressia e nausea, vomito, irritabilità, danni renali, stanchezza, poliuria, palpitazioni e calcificazione tissutale.

Ultimi aggiornamenti

Carenza stagionale di vitamina D nei gruppi ad alto rischio

Uno studio condotto nel Nord della Gran Bretagna ha seguito l’andamento stagionale dello stato vitaminico in adulti anziani e persone appartenenti a gruppi etnici con maggiore rischio di insufficienza. I risultati mostrano che l’esposizione solare estiva non garantisce necessariamente valori adeguati per tutto l’anno nei gruppi più vulnerabili, sottolineando quanto latitudine, pigmentazione cutanea, età e stile di vita possano modificare la sintesi cutanea.

Si tratta di dati di screening e non di un trial che dimostri l’effetto di una specifica dose di supplementazione. L’utilità pratica è soprattutto quella di ridimensionare l’idea che l’estate risolva automaticamente il problema della vitamina D in ogni persona. La valutazione dello stato vitaminico e le indicazioni di integrazione devono considerare il profilo individuale e le raccomandazioni sanitarie del contesto geografico.

Fonte dello studio: Goddard A. et al. Circannual prevalence of vitamin D insufficiency in older and minoritized ethnic adults in Northern Britain: screening outcomes from a clinical trial. European Journal of Clinical Nutrition. 2026. DOI: 10.1038/s41430-026-01760-z.

Vitamina D2 e riduzione della 25(OH)D3: meta-analisi di trial

Una revisione sistematica con meta-analisi ha raccolto trial randomizzati che misuravano la concentrazione di 25-idrossivitamina D3 dopo supplementazione con vitamina D2. Su 20 studi inclusi nella revisione, 11 erano adatti alla meta-analisi. Nel complesso, la D2 era associata a una riduzione della 25(OH)D3 circolante rispetto ai controlli, suggerendo un’interazione metabolica tra le due forme.

Questo risultato non significa che la vitamina D2 sia priva di attività né che ogni utilizzo di D2 sia clinicamente inappropriato. La meta-analisi misura soprattutto l’effetto sui metaboliti circolanti e gli stessi autori sottolineano la necessità di chiarire se le differenze metaboliche producano conseguenze cliniche rilevanti. È però un elemento importante quando si confrontano D2 e D3 come strategie di supplementazione.

Fonte dello studio: Brown E.I.G. et al. Effect of Vitamin D2 Supplementation on 25-Hydroxyvitamin D3 Status: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Nutrition Reviews. 2025. DOI: 10.1093/nutrit/nuaf166.

Vitamina D nella mezza età e deposito cerebrale di tau

Nel Framingham Heart Study sono stati analizzati 793 adulti senza demenza, con misurazione della 25(OH)D nella prima mezza età e PET cerebrale eseguita mediamente 16 anni più tardi. Con modelli aggiustati per numerosi fattori clinici, concentrazioni più alte di vitamina D nella mezza età risultavano associate a un minore deposito di tau, mentre non emergeva un’associazione significativa con il carico di beta-amiloide.

Il lungo intervallo temporale e la caratterizzazione mediante PET rendono lo studio interessante, ma la natura osservazionale impedisce di attribuire alla vitamina D un effetto causale sulla patologia di Alzheimer. Persone con valori differenti possono differire per molte altre caratteristiche. Il risultato identifica quindi un’associazione e una possibile area di prevenzione da verificare, non una prova che l’integrazione riduca la tau cerebrale.

Fonte dello studio: Mulligan M.D. et al. Association of Circulating Vitamin D in Midlife With Increased Tau-PET Burden in Dementia-Free Adults. Neurology Open Access. 2026;2(2):e000057. DOI: 10.1212/WN9.0000000000000057.

Vitamina D3 e COVID-19: un grande trial randomizzato con risultati prevalentemente negativi

Un trial randomizzato in doppio cieco ha coinvolto 1.747 adulti con COVID-19 di nuova diagnosi, oltre a contatti conviventi. Il protocollo prevedeva una dose di carico di vitamina D3 seguita da 3.200 UI al giorno per quattro settimane oppure placebo. L’esito primario, costituito da almeno una visita sanitaria, ricovero o decesso nelle prime quattro settimane, non differiva significativamente tra i gruppi. Anche gli altri esiti prespecificati sul decorso acuto non mostravano benefici significativi.

Questo risultato è importante proprio perché negativo: riduce il rischio di attribuire alla vitamina D effetti terapeutici che non sono stati confermati in un trial controllato. Alcune analisi hanno suggerito un possibile segnale sul long COVID, ma non era conclusivo e richiede ulteriori studi. La correzione di una carenza resta una questione distinta dall’impiego della vitamina D come trattamento specifico di un’infezione.

Fonte dello studio: Ganmaa D. et al. A Randomized Trial of Vitamin D Supplementation and COVID-19 Clinical Outcomes and Long COVID: The Vitamin D for COVID-19 Trial. Journal of Nutrition. 2026;156(4):101398. DOI: 10.1016/j.tjnut.2026.101398.

Vitamina D3 e lunghezza dei telomeri nel trial VITAL

Un’analisi randomizzata del grande studio VITAL ha esaminato la lunghezza dei telomeri leucocitari durante quattro anni di supplementazione con vitamina D3 e/o omega-3. La vitamina D3 era associata a una minore riduzione della lunghezza telomerica rispetto al placebo nel sottogruppo analizzato, mentre gli omega-3 non mostravano lo stesso effetto. Il dato è stato interpretato come possibile segnale su un biomarcatore dell’invecchiamento cellulare.

La lunghezza dei telomeri è però un biomarcatore e non equivale direttamente a longevità, prevenzione delle malattie o rallentamento clinicamente dimostrato dell’invecchiamento. Il vantaggio metodologico è il disegno randomizzato e la durata pluriennale; il limite interpretativo è che l’esito resta intermedio. Non è quindi corretto concludere che la vitamina D allunghi la vita sulla base di questo risultato.

Fonte dello studio: Zhu H. et al. Vitamin D3 and marine omega-3 fatty acids supplementation and leukocyte telomere length: 4-year findings from the VITAL randomized controlled trial. American Journal of Clinical Nutrition. 2025;122(1):39-47. DOI: 10.1016/j.ajcnut.2025.05.003.

Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari. Consultare il proprio specialista di fiducia prima di variazioni nell'alimentazione, integrazione e allenamento.

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Dal libro

A scuola di fitness

Questo approfondimento nasce dai contenuti del libro ed è stato adattato e aggiornato per la pubblicazione online.

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