Fabbisogno
Uomini: 900 µg RAE/die (uomini adulti)
Donne: 700 µg RAE/die (donne adulte); 770 µg RAE/die in gravidanza
Bambini e adolescenti: 1–3 anni 300 µg RAE; 4–8 anni 400 µg; 9–13 anni 600 µg; 14–18 anni: M 900 µg, F 700 µg
Rischio da eccesso
L'eccesso di vitamina A preformata può causare cefalea intensa, visione offuscata, nausea, vertigini, dolori muscolari e, con esposizione elevata/prolungata, tossicità epatica. Particolare cautela in gravidanza per il potenziale teratogeno delle dosi elevate di retinoidi.
Rischio da carenza
La carenza compromette soprattutto la funzione visiva e l'integrità dei tessuti epiteliali; nei bambini malnutriti può associarsi a peggior crescita, maggior vulnerabilità alle infezioni e aumento del rischio di esiti avversi.
Fonti alimentari
Fegato e alimenti animali ricchi di retinolo; carotenoidi provitaminici in verdure e frutti arancioni/verde scuro; alimenti fortificati.
Caratteristiche e funzioni nell’organismo
Vitamina liposolubile comprendente retinolo/retinoidi e precursori carotenoidi. È essenziale per la funzione visiva, in particolare per la fisiologia della retina e l'adattamento alla luce; regola inoltre l'espressione genica attraverso i recettori dei retinoidi. Contribuisce alla crescita e differenziazione cellulare, al mantenimento delle superfici epiteliali e delle mucose, alla funzione immunitaria e allo sviluppo embrio-fetale. Lo stato della vitamina A è quindi rilevante sia per la salute oculare sia per la normale maturazione dei tessuti.
Interazioni con altri elementi o farmaci
Può interagire con altri retinoidi/farmaci derivati dalla vitamina A, aumentando il rischio di tossicità. L'assorbimento dipende dalla normale digestione dei grassi; farmaci che riducono l'assorbimento dei lipidi possono ridurne la biodisponibilità.
Approfondimenti
È una vitamina particolarmente sensibile agli agenti ossidanti, al calore e alle sostanze acide; subisce una marcata azione di contrasto da parte dell’alcol, del caffè, di farmaci a base di cortisone e da una grande integrazione di ferro.
Svolge il compito di aumentare le difese a livello cutaneo, influenza il processo di sintesi dei mucopolisaccaridi e migliora la vista in ambiente scarsamente illuminato. È implicata nei processi di accrescimento e differenziazione cellulare.
Un iperdosaggio provoca alopecia e problemi di tipo nervoso che possono sfociare in alterazioni dell’appetito, emicrania e sonnolenza. Può divenire tossica per fegato e milza.
Una carenza è rilevabile con problemi alla vista che, nei casi più gravi, possono portare alla cecità, e con infezioni alle vie respiratorie.
Ultimi aggiornamenti
Acido retinoico e organizzazione dei coni nella foveola umana
Uno studio del 2026 ha esaminato retine fetali umane e organoidi retinici per comprendere come si formi la particolare distribuzione dei fotorecettori nella foveola, la regione centrale ad altissima acuità visiva. Gli esperimenti indicano che la degradazione locale dell’acido retinoico e la segnalazione degli ormoni tiroidei concorrono a determinare il destino dei diversi sottotipi di coni.
L’acido retinoico è un metabolita attivo della vitamina A, ma il lavoro non valuta integrazione alimentare o stato vitaminico della popolazione. Si tratta di ricerca di biologia dello sviluppo, importante per comprendere la specializzazione della retina e per migliorare i modelli di organoidi destinati alla ricerca sulle patologie maculari. Non è quindi corretto tradurre il risultato nell’idea che più vitamina A migliori la visione o modifichi i coni nella retina adulta.
Fonte dello studio: Hussey K.A. et al. A cell fate specification and transition mechanism for human foveolar cone subtype patterning. Proceedings of the National Academy of Sciences. 2026;123(7):e2510799123. DOI: 10.1073/pnas.2510799123.
Segnalazione dell’acido retinoico e risposta immunitaria antitumorale
Un lavoro preclinico ha studiato la produzione autocrina di acido retinoico nelle cellule dendritiche tumorali. L’inibizione di ALDH1A2, enzima coinvolto nella sintesi dell’acido retinoico, ha modificato la funzione delle cellule dendritiche e potenziato l’efficacia di una strategia vaccinale antitumorale nei modelli sperimentali. Il risultato suggerisce che la via dei retinoidi possa essere un bersaglio farmacologico per modulare l’immunità contro il tumore.
Il punto nutrizionale va però tenuto separato da quello farmacologico. Interferire selettivamente con un enzima o con un circuito di segnalazione nel microambiente tumorale non equivale a ridurre l’assunzione alimentare di vitamina A. Il lavoro non dimostra che la vitamina A introdotta con gli alimenti favorisca i tumori, né fornisce indicazioni dietetiche per i pazienti oncologici.
Fonte dello studio: Fang C. et al. Targeting autocrine retinoic acid signaling by ALDH1A2 inhibition enhances antitumor dendritic cell vaccine efficacy. Nature Immunology. 2026. DOI: 10.1038/s41590-025-02376-4.
Retinoic acid e sensibilità terapeutica nel neuroblastoma
Nel neuroblastoma l’acido retinoico viene già impiegato in specifici contesti terapeutici per favorire la differenziazione delle cellule tumorali. Uno studio del 2025 ha mostrato che la segnalazione BMP contribuisce a determinare il destino cellulare e la sensibilità delle cellule di neuroblastoma all’acido retinoico, aiutando a spiegare perché popolazioni cellulari differenti possano rispondere in modo diverso allo stesso trattamento.
Anche in questo caso il risultato riguarda l’uso farmacologico di un derivato della vitamina A e la biologia del tumore, non la quantità di vitamina A presente nella dieta. La rilevanza è soprattutto meccanicistica: una migliore comprensione dei circuiti di differenziazione può aiutare a identificare tumori o sottopopolazioni cellulari più sensibili alle terapie retinoidi.
Fonte dello studio: Pan M. et al. Bone morphogenetic protein (BMP) signaling determines neuroblastoma cell fate and sensitivity to retinoic acid. Nature Communications. 2025;16. DOI: 10.1038/s41467-025-57185-y.
Vitamina A, cellule staminali cutanee e riparazione dei tessuti
Una ricerca pubblicata su Science ha identificato l’acido retinoico come regolatore della plasticità di lignaggio delle cellule staminali cutanee. Attraverso colture cellulari, analisi ad alta processività e modelli murini, gli autori hanno mostrato che livelli locali di acido retinoico contribuiscono a guidare le cellule staminali verso i programmi necessari alla rigenerazione dei follicoli piliferi e alla riparazione dell’epidermide.
Il lavoro mette in evidenza soprattutto la necessità di una regolazione precisa: la segnalazione retinoide deve essere modulata nello spazio e nel tempo, non semplicemente aumentata. È quindi un risultato di fisiologia cellulare e rigenerativa, non una prova che l’integrazione di vitamina A acceleri la guarigione delle ferite nell’uomo. L’eccesso di vitamina A, inoltre, è noto per poter essere tossico.
Fonte dello studio: Tierney M.T. et al. Vitamin A resolves lineage plasticity to orchestrate stem cell lineage choices. Science. 2024;383(6687):eadi7342. DOI: 10.1126/science.adi7342.
Acido retinoico e formazione dei coni verdi e rossi
Utilizzando organoidi retinici umani e tessuti retinici, i ricercatori hanno studiato il modo in cui si determina la scelta tra coni sensibili alle lunghezze d’onda medie e lunghe, associati alla visione del verde e del rosso. Una forte segnalazione dell’acido retinoico nelle fasi precoci dello sviluppo favoriva il destino dei coni M e limitava quello dei coni L. La distribuzione temporale della segnalazione contribuisce quindi al mosaico dei fotorecettori nella retina umana.
Lo studio è particolarmente interessante perché chiarisce una funzione dello sviluppo umano difficilmente riproducibile nei modelli animali. Tuttavia non riguarda la correzione della vista mediante vitamina A e non mostra che variazioni dell’introito dietetico nell’adulto possano cambiare la percezione dei colori. Il segnale studiato agisce durante precise finestre dello sviluppo retinico.
Fonte dello studio: Hadyniak S.E. et al. Retinoic acid signaling regulates spatiotemporal specification of human green and red cones. PLOS Biology. 2024;22(1):e3002464. DOI: 10.1371/journal.pbio.3002464.