Fabbisogno
Uomini: 90 mg/die
Donne: 75 mg/die
Bambini e adolescenti: 1–3 anni 15 mg; 4–8 anni 25 mg; 9–13 anni 45 mg; 14–18 anni: M 75 mg, F 65 mg
Rischio da eccesso
Dosi elevate possono causare nausea, crampi e diarrea; in soggetti predisposti possono aumentare l'ossalato urinario e il rischio di calcoli renali.
Rischio da carenza
La carenza progressiva causa scorbuto, con stanchezza, fragilità capillare, sanguinamento gengivale, alterata cicatrizzazione e compromissione del tessuto connettivo.
Fonti alimentari
Agrumi, kiwi, fragole, peperoni, pomodori, broccoli e altre verdure/frutta. Gli agrumi sono tra le fonti dietetiche più significative.
Caratteristiche e funzioni nell’organismo
Vitamina idrosolubile e antiossidante che agisce come donatore di elettroni in numerose reazioni enzimatiche. È cofattore essenziale per gli enzimi che idrossilano prolina e lisina durante la sintesi del collagene, spiegando il ruolo nel mantenimento di cute, vasi, gengive e altri tessuti connettivi. Partecipa inoltre alla sintesi di carnitina e catecolamine e aiuta a rigenerare altri antiossidanti. Migliora l'assorbimento del ferro non-eme riducendolo a una forma più facilmente assorbibile e contribuisce alla normale funzione immunitaria.
Interazioni con altri elementi o farmaci
Aumenta l'assorbimento del ferro non-eme. Dosi molto elevate possono essere problematiche in condizioni di sovraccarico di ferro; possibili interazioni con alcuni trattamenti oncologici sono valutate caso per caso.
Approfondimenti
È sensibile al calore, agli alcali, all’esposizione all’aria e tende ad essere inattivata dal fumo e da lunghe terapie farmacologiche.
Rappresenta un importante antiossidante in grado di proteggere adeguatamente il soggetto da reazioni degenerative.
Svolge un importante ruolo nel metabolismo del collagene e nell’assorbimento intestinale del ferro.
Una carenza induce l’insorgenza dello scorbuto, malattia degenerativa della pelle e dei capillari con possibile manifestazione di emorragie locali.
Un eccesso di vitamina C può provocare bruciore allo stomaco imputabile all’acidità, calcoli alle vie urinarie e diarrea.
Grandi quantitativi di vitamina C assunti in un’unica somministrazione tendono a non essere adeguatamente assimilati. In queste situazioni l’organismo rallenta il processo di diffusione, consentendo il passaggio a meno di un quinto della vitamina C introdotta.
La necessità può aumentare negli sportivi, soprattutto se impegnati in attività aerobiche di lunga durata, e nei soggetti esposti a lungo ad alte temperature.
Riferimento citato: Visagie M. E., DuPlessies J. P. et al., Effects of vitamin C supplementation on black mineworkers, S Afr Med 1975; 49: 889-892.
Ultimi aggiornamenti
Vitamina C e struttura cerebrale negli anziani
Un ampio studio trasversale giapponese ha analizzato 2.044 adulti con età mediana di 69 anni, mettendo in relazione i livelli plasmatici di vitamina C con misure ottenute mediante risonanza magnetica cerebrale. Dopo l’aggiustamento per età, sesso, scolarità, stato cognitivo, diabete, ipertensione, iperlipidemia e fattori dello stile di vita, livelli più bassi di vitamina C risultavano associati a una minore proporzione di sostanza grigia e ad alcune caratteristiche della connettività strutturale della default mode network.
Il dato è interessante perché collega un biomarcatore nutrizionale a parametri anatomici e di rete cerebrale in una coorte numerosa. Non dimostra però che aumentare l’assunzione di vitamina C impedisca il declino cerebrale: il disegno è osservazionale e trasversale, quindi non consente di stabilire la direzione del rapporto né di escludere del tutto fattori confondenti. Gli autori presentano infatti il risultato come generatore di ipotesi sulla possibile relazione tra stato vitaminico e salute cerebrale.
Fonte dello studio: Nagaya H. et al. Plasma vitamin C levels are associated with brain structural networks on MRI: A large cohort study. PLOS ONE. 2026;21(6):e0348504. DOI: 10.1371/journal.pone.0348504.
Alimentazione ricca di vitamina C e concentrazione cutanea
Un intervento controllato su 24 adulti sani ha valutato l’effetto del consumo quotidiano di kiwi, alimento naturalmente ricco di vitamina C, per otto settimane. Lo studio ha misurato la vitamina C nel plasma e nella cute e ha esaminato parametri della funzione cutanea. L’aumento dell’introduzione alimentare è stato accompagnato da un incremento della vitamina C nei tessuti cutanei, mostrando che la disponibilità sistemica può riflettersi anche a livello della pelle.
È un risultato coerente con il ruolo della vitamina C nella fisiologia cutanea, ma va interpretato come studio alimentare e non come prova che un integratore isolato produca gli stessi effetti. Il campione era piccolo e l’intervento utilizzava un alimento intero, che contiene numerosi composti oltre all’acido ascorbico. Il lavoro è utile soprattutto perché fornisce una dimostrazione diretta del passaggio tra aumento dell’apporto alimentare, concentrazioni plasmatiche e contenuto cutaneo.
Fonte dello studio: Pullar J.M. et al. Improved Human Skin Vitamin C Levels and Skin Function after Dietary Intake of Kiwifruit: A High-Vitamin-C Food. Journal of Investigative Dermatology. 2026;146(5):1408-1411.e7. DOI: 10.1016/j.jid.2025.10.587.
Vitamina C, epigenetica e rinnovamento dell’epidermide
In un modello di equivalenti epidermici umani, la vitamina C ha aumentato lo spessore epidermico e la proliferazione dei cheratinociti. Gli autori hanno osservato un aumento della 5-idrossimetilcitosina e modificazioni della metilazione del DNA in geni legati alla proliferazione cellulare. L’inibizione degli enzimi TET, coinvolti nella demetilazione del DNA e per i quali la vitamina C agisce da cofattore, attenuava questi effetti.
Questo studio chiarisce un possibile meccanismo molecolare attraverso cui la vitamina C può partecipare al mantenimento dell’epidermide. È però un lavoro preclinico su un modello tissutale ricostituito: non dimostra che dosi elevate assunte per bocca o applicate sulla cute ringiovaniscano la pelle nell’uomo. Il valore principale è la descrizione di un collegamento tra disponibilità intracellulare di vitamina C, regolazione epigenetica e proliferazione dei cheratinociti.
Fonte dello studio: Sato Y. et al. Vitamin C Promotes Epidermal Proliferation by Promoting DNA Demethylation of Proliferation-Related Genes in Human Epidermal Equivalents. Journal of Investigative Dermatology. 2025;145(11):2775-2788.e14. DOI: 10.1016/j.jid.2025.03.040.
Ascorbato farmacologico endovenoso nel carcinoma pancreatico metastatico
Un trial randomizzato di fase 2 ha confrontato gemcitabina più nab-paclitaxel con lo stesso schema associato ad ascorbato farmacologico endovenoso ad alte dosi in pazienti con carcinoma pancreatico metastatico. Trentasei persone sono state randomizzate e 34 hanno ricevuto il trattamento assegnato. Nel gruppo sperimentale la sopravvivenza mediana e la sopravvivenza libera da progressione sono risultate maggiori, senza un aumento evidente della tossicità o un peggioramento della qualità di vita.
È essenziale non confondere questo intervento con la normale assunzione alimentare o con un integratore orale: l’ascorbato veniva somministrato per via endovenosa a dosi farmacologiche di 75 grammi tre volte a settimana, raggiungendo concentrazioni plasmatiche millimolari che non sono ottenibili con la dieta. Il campione è inoltre piccolo e il risultato richiede conferma in studi più ampi. Non costituisce quindi un’indicazione all’autosomministrazione di vitamina C nei pazienti oncologici.
Fonte dello studio: Bodeker K.L. et al. A randomized trial of pharmacological ascorbate, gemcitabine, and nab-paclitaxel for metastatic pancreatic cancer. Redox Biology. 2024;77:103375. DOI: 10.1016/j.redox.2024.103375.
Vitamina C, kiwi e andamento temporale dell’umore
Un intervento condotto in adulti con basse concentrazioni di vitamina C ha utilizzato rilevazioni ripetute tramite smartphone per seguire nel tempo vitalità, umore e benessere durante un intervento con vitamina C o con kiwi. I risultati hanno mostrato che il consumo del frutto era associato a cambiamenti di alcuni indicatori di vitalità e umore che comparivano in tempi relativamente rapidi, mentre gli effetti dell’integrazione isolata risultavano meno uniformi.
Il dato invita a distinguere il ruolo di un singolo micronutriente da quello dell’alimento complesso che lo contiene. Non permette di concludere che il kiwi o la vitamina C siano trattamenti per depressione o disturbi dell’umore, né di attribuire tutti gli effetti osservati esclusivamente all’acido ascorbico. È però un esempio interessante di come misurazioni frequenti possano rilevare la dinamica temporale di risposte soggettive durante interventi nutrizionali.
Fonte dello studio: Fletcher B.D. et al. Smartphone survey data reveals the timecourse of changes in mood outcomes following vitamin C or kiwifruit intervention in adults with low vitamin C. British Journal of Nutrition. 2023. DOI: 10.1017/S0007114523002787.