La curcumina è un polifenolo presente nella curcuma, una spezia originaria dell’India responsabile del caratteristico colore giallo, e con una lunga storia di utilizzo nella medicina ayurvedica per il trattamento dei disturbi infiammatori. Attualmente è oggetto di crescente attenzione nel campo della nutraceutica[1].
Gli integratori di curcumina sono prodotti che contengono estratti altamente concentrati di questa sostanza, con l'obiettivo di fornire dosi terapeuticamente efficaci del composto senza la necessità di consumare grandi quantità di curcuma nella dieta, anche perché la quantità di curcumina effettivamente assorbita dal corpo attraverso il consumo alimentare sarebbe limitata. Gli integratori di curcumina sono disponibili in varie forme, tra cui capsule, compresse e polveri, la scelta della forma dipende dalle preferenze personali e dalle esigenze individuali.
Vi sono evidenze della sua capacità di agire su molteplici molecole di segnalazione e di manifestare attività a livello cellulare, contribuendo così a supportare i suoi molteplici benefici per la salute nelle condizioni infiammatorie, nella sindrome metabolica[2], nelle manifestazioni dolorose[3], oltre ad agire in modo specifico a livello oculare e sui reni. Tuttavia resta nota e utilizzata soprattutto per i suoi effetti antiossidanti e anti-infiammatori.
Come già riferito, uno dei principali problemi legati all'assunzione di curcumina è la sua scarsa biodisponibilità dovuta principalmente a un basso assorbimento, rapido metabolismo e rapida eliminazione.
Per ovviare a questo problema, e aumentarne la biodisponibilità, è comune associarla al pepe nero, che contiene un composto chiamato piperina in grado di migliorare l'assorbimento della curcumina nel tratto gastrointestinale.
Pur essendo considerata una forma di assunzione e integrazione totalmente sicura, soprattutto a dosaggi elevati e in soggetti sensibili, si può registrare la comparsa di effetti collaterali, i più frequenti dei quali sono: diarrea, mal di testa, nausea e cambiamenti nei livelli di alcuni enzimi nel sangue. Di norma questi effetti sono stati transitori e reversibili con la sospensione dell'assunzione ciò non toglie che, come per ogni altra forma di integrazione, dosaggio e assunzione andrebbero valutati da professionisti.
Effetti epigenetici e ricadute nell’ambito della PNEI: la curcumina appare attiva su più fronti: quello epigenetico, quello antinfiammatorio[4] e quello antidepressivo, inoltre agisce in modo benefico nell'ambito dell'obesità e delle malattie metaboliche per tramite di meccanismi antiossidanti e anti-infiammatori.
La curcumina interagisce direttamente con diverse cellule del corpo, tra cui gli adipociti, le cellule pancreatiche, le cellule stellate epatiche, macrofagi e cellule muscolari. In queste cellule svolge una serie di azioni che contribuiscono alla riduzione dell'infiammazione e al miglioramento della salute metabolica.
Inibizione dei fattori di trascrizione pro-infiammatori: è in grado di sopprimere i fattori di trascrizione pro-infiammatori come il fattore nucleare kappa B (NF-kappa B), una proteina presente all'interno delle cellule che in caso di attivazione da parte di stimoli infiammatori (incluse le infezioni sostenute da virus, batteri, stress ossidativo, ecc.) induce la produzione di molecole che alimentano il processo; il fattore di trascrizione delle cellule attivatrici di segnali e attuatori di STAT-3, che mediano la comparsa di forme tumorali e malattie autoimmuni; ecc. Questa azione contribuisce a ridurre l'infiammazione sistemica associata all'obesità.
Contestualmente contribuisce all'aumento della produzione di adiponectina e ad altri prodotti benefici.
L'adiponectina è una proteina secreta dalle cellule adipose, si tratta di un ormone con importanti implicazioni nella regolazione del metabolismo e nella salute generale. Può contribuire a migliorare la sensibilità delle cellule all'insulina prevenendo l'insulinoresistenza e il diabete di tipo 2. Ha proprietà anti-infiammatorie diminuendo l’incidenza di molte malattie croniche tra cui le malattie cardiovascolari e l'obesità. Contribuisce a regolare il metabolismo dei lipidi aiutando a ridurre i livelli di trigliceridi nel sangue.
Modulazione delle adipochine: le adipochine sono ormoni prodotti dalle cellule adipose (al cui gruppo appartiene la sopra citata adiponectina) che svolgono un ruolo cruciale nella regolazione del metabolismo. La curcumina può influenzare positivamente la produzione di adipochine riducendo l'espressione di quelle pro-infiammatorie come il fattore di necrosi tumorale, l'interleuchina-6, la resistina e la proteina chemiotattica dei monociti-1 (con ruolo patogeno in numerose malattie a componente infiammatoria come l'aterosclerosi), e aumentando l'espressione di adiponectina, i cui benefici sono stati descritti.
Contrasto dell'obesità e delle malattie metaboliche: in virtù della sua capacità di intervento su insulinoresistenza, iperglicemia, iperlipidemia la curcumina potrebbe rappresentare una strategia promettente nella gestione dell'obesità e delle malattie metaboliche.
Proprietà affini sono state attribuite a cannella, chiodi di garofano, pepe nero e zenzero, che potrebbero essere considerati come parte di una strategia di gestione dell'obesità e degli stati infiammatori associati, basata sulla dieta e sulla nutrizione.
Infiammazione, stress ossidativo, alterazione del sistema neuroendocrino e del funzionamento mitocondriale, sono anche alla base dei disturbi depressivi e delle conseguenze di tipo psiconeuroendocrinoimmunologico.
La curcumina svolge una serie di azioni in questa direzione, per effetto di alcune sue caratteristiche e in particolare l’azione antiossidante che riduce i marker dell’infiammazione. Su questo ambito ha dimostrato anche di inibire le vie infiammatorie, incluse quelle della cicloossigenasi-2, riducendo così l'infiammazione cronica.
La curcumina ha effetti neuroprotettivi contribuendo a preservare la funzione cerebrale e può influenzare l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), contribuendo a regolare i livelli di cortisolo e lo stress correlato. Non meno importante può influenzare la trasmissione di neurotrasmettitori come la serotonina e la dopamina associati al benessere emotivo.
Studi condotti su animali hanno evidenziato che la curcumina può avere effetti antidepressivi legati alle sue azioni sul sistema serotoninergico, dopaminergico e alla sua capacità di proteggere il cervello. Inoltre alcuni trial clinici condotti su pazienti con depressione maggiore hanno suggerito che la curcumina potrebbe essere efficace nel migliorare i sintomi depressivi e ansiosi anche potenziando gli effetti di antidepressivi e ansiolitici[5].
I risultati delle meta analisi[6] indicano che la curcumina è efficace nel migliorare i sintomi depressivi nei pazienti affetti da depressione, i punteggi sula Hamilton Depression Rating Scale[7] (HAM-D) sono risultati significativamente migliori nei pazienti trattati con curcumina rispetto al gruppo placebo. Inoltre sono stati riportati significativi effetti anti-ansia in tre degli studi inclusi nella meta analisi.
[1] La nutraceutica si occupa dello studio degli alimenti e dei loro componenti bioattivi, con l'intento di comprendere come possano influenzare la salute e prevenire o trattare alcune condizioni mediche. Si concentra sull'identificazione di alimenti o composti alimentari che possono avere benefici per la salute quando consumati in quantità adeguate.
[2] Panahi Y, Hosseini M.S, Khalili N, Naimi E, et al.,Effects of curcumin on serum cytokine concentrations in subjects with metabolic syndrome: A post-hoc analysis of a randomized controlled trial. Biomed. Pharmacother. 2016;82:578–582.
[3] Kuptniratsaikul V, Dajpratham P, Taechaarpornkul W, Buntragulpoontawee et al., Efficacy and safety of Curcuma domestica extracts compared with ibuprofen in patients with knee osteoarthritis: A multicenter study. Clin. Interv. Aging. 2014;9:451–458.
[4] Aggarwal B B, (2010). Targeting inflammation-induced obesity and metabolic diseases by curcumin and other nutraceuticals. Annual Review of Nutrition, 30, 173-199.
[5] Lopresti A L, Maes M, Maker G L, Hood S D, Drummond P D, (2014). Curcumin for the treatment of major depression: A randomized, double-bind placebo controlled study. Journal of Affective Disorders, 167, 368-375.
[6] Ng Q X, Koh S S H, Chan H W, Ho C Y X (2017). Clinical use of curcumin in depression: A meta-analysis. Journal of the American Medical Directors Association, 18(6), 503-508.
[7] La Hamilton Depression Rating Scale è uno strumento clinico ampiamente utilizzato per la misurazione della gravità dei sintomi depressivi in individui affetti da depressione maggiore. La scala è stata sviluppata da Max Hamilton nel 1960 ed è ancora oggi uno strumento di riferimento per gli operatori sanitari e i ricercatori nel campo della psichiatria. La HAM-D è composta da una serie di domande e affermazioni che valutano vari aspetti della depressione, tra cui l'umore, la cognizione, il sonno, l'appetito, l'energia, la tensione psicofisica e altri sintomi associati alla depressione. Viene utilizzata sia per la diagnosi iniziale della depressione che per monitorare la risposta al trattamento nel corso del tempo. È uno strumento oggettivo che fornisce una valutazione quantitativa della depressione, consentendo ai professionisti della salute mentale di valutare in modo accurato l'efficacia dei trattamenti farmacologici e psicoterapeutici.