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Integrazione di creatina e vantaggi nella performance atletica

Analisi degli effetti della creatina su forza, massa muscolare, sprint, recupero e lavori di endurance, con dati su meccanismi d’azione e sicurezza.

Intregrazione di creatina
Intregrazione di creatina

La disponibilità di PCr muscolare influenza significativamente la quantità di energia generata durante brevi periodi di attività ad alta intensità.  Ma questa considerazione è bidirezionale nel senso che, da studi condotti su soggetti di età differente si è riscontrato come, a fronte di una concentrazione totale di creatina pressoché uguale, la concentrazione nei distretti muscolari fosse maggiore negli individui più giovani. Questo porta a pensare che a influenzare la distribuzione di creatina in un muscolo intervenga anche il grado di attività motoria del soggetto.

Negli atleti l’integrazione di creatina comporta l’aumento delle risorse energetiche muscolari (di tipo anaerobico alattacido) sino al 20%, inoltre occorre considerare che quando il creatinfosfato si scinde per convertire ADP in ATP, la creatina libera che ne deriva ha un lieve potere alcalinizzante. Pertanto, oltre a ottimizzare direttamente il sistema anaerobico alattacido, essa interviene nel tamponare parte dell’acido lattico prodotto in modalità anaerobica lattacida, migliorando indirettamente anche un altro sistema energetico.

L’assunzione di una dose elevata di CM dopo una attività atleticamente intensa, favorisce il recupero della capacità contrattile del muscolo, questo senza compromettere i livelli di sicurezza dal momento che supplementazioni per brevi periodi (5gg consecutivi) anche a dosaggi elevati (20g/die) non hanno determinato evidenze degne di nota su pressione sanguigna, funzione renale, attività dalla creatinchinasi plasmatica. Del resto non emergono problematiche specifiche, come di seguito chiarito, neanche per supplementazione della durata di anni.

Date le peculiarità del sistema anaerobico sul quale agisce, si potrebbe ipotizzare una integrazione esclusivamente in chi svolge discipline di potenza o che prevedano ripetuti sprint di breve durata. Tuttavia questa affermazione ha una validità relativa alla luce delle numerose funzioni esercitate dalla creatina incluso il ruolo di carrier dell’ATP con ripercussioni anche sul fronte dei lavori puramente aerobici. Resta il fatto che nelle fibre muscolari di tipo veloce (tipo II) si riscontra una presenza di PCr sino a 6 volte superiore rispetto all’ATP, e un aumento della sua disponibilità agisce a più livelli, dalle prestazioni di forza (incluso il lavoro finalizzato al suo incremento) a quelle esplosive.

L'integrazione con creatina è da decenni al centro dell’interesse nel campo della nutrizione sportiva, è ampiamente utilizzata, ed è considerata tra gli integratori più studiati.

La creatina monoidrato in particolare si è guadagnata una reputazione solida per la sua efficacia nel migliorare parametri fondamentali per la prestazione fisica: forza, massa muscolare e potenza anaerobica, oltre a un non trascurabile beneficio per le discipline di endurance. La quantità di studi disponibili è così vasta da richiedere una sintesi rigorosa per distinguere le evidenze solide da risultati isolati o aneddotici.

Una revisione sistematica (Branch, et al., 2022) e una meta-analisi, pubblicate sul Journal of the International Society of Sports Nutrition, hanno cercato di colmare questa lacuna, analizzando in modo quantitativo e metodologicamente accurato l’effetto negli adulti sani della supplementazione con creatina. I risultati emersi sono chiari e, per molti aspetti, sorprendenti.

·  Età: la creatina è efficace sia nei giovani adulti (<50 anni) che negli anziani (≥50 anni), con effetti leggermente superiori nei primi.

·  Durata: l’efficacia non dipende in modo sostanziale dalla durata del trattamento (sia protocolli brevi che di lunga durata hanno mostrato benefici).

·  Allenamento: l’associazione con l’allenamento contro resistenza amplifica notevolmente i risultati.

Forza muscolare

Uno degli effetti più consistenti dell’integrazione con creatina riguarda l’aumento della forza muscolare, misurata prevalentemente attraverso il test del massimale (1-RM) su esercizi fondamentali come squat, panca e stacchi. La creatina si è dimostrata efficace nel potenziare la capacità contrattile muscolare, attraverso un incremento della disponibilità di fosfocreatina.

Nella meta-analisi citata l’effetto sull’aumento della forza è stato valutato di entità moderata (SMD = 0,44), ma altamente significativo da un punto di vista clinico. Questo valore è particolarmente rilevante considerando la variabilità delle popolazioni incluse negli studi: dai soggetti sedentari a quelli allenati, da giovani adulti fino a persone sopra i 60 anni. L’aumento di forza si è mantenuto considerevole indipendentemente dalla durata della supplementazione, suggerendo che la creatina agisce anche in protocolli brevi, ma con effetti cumulativi se associata a programmi di allenamento contro resistenza.

Non sembrano esserci evidenze chiare riguardo miglioramenti, se non molto modesti, sui lavori isometrici.

Ciclo Atp Adp
Ciclo ATP-ADP

I meccanismi alla base sono legati prevalentemente all’aumento delle scorte di fosfocreatina e quindi alla risintesi dell'ATP portando a maggiori guadagni di forza muscolare. Un aumento delle scorte intramuscolari di creatina consente anche un miglior recupero dopo l'esercizio, migliorando le prestazioni nelle ripetizioni ad alta intensità.

Massa muscolare

Accanto all’incremento della forza, l’integrazione con creatina ha prodotto miglioramenti significativi anche nella massa muscolare. L’aumento della massa magra è un risultato cruciale non solo per fini estetici o sportivi, ma anche in termini di salute metabolica, prevenzione della sarcopenia e miglioramento della sensibilità insulinica.

La revisione ha evidenziato che l’effetto medio della creatina sulla massa muscolare, misurata tramite metodiche dirette come DEXA o indirette come circonferenze muscolari e plicometria, è stato valutato con una Standardized Mean Difference (SDM) pari a 0,39. Questo risultato conferma che la creatina favorisce non solo un miglioramento funzionale, ma anche strutturale del tessuto muscolare. L’ipotesi più accreditata è che l’incremento delle riserve intracellulari di acqua e fosfocreatina crei un ambiente favorevole all’attivazione della sintesi proteica e alla proliferazione dei mioblasti (cellule progenitrici che, attraverso il processo di differenziazione, portano alla miogenesi, ossa alla nascita di nuove cellule muscolari).

In particolare i dati mostrano come il guadagno muscolare sia potenziato quando la creatina è assunta in concomitanza con l’allenamento con sovraccarichi, ma si osservano miglioramenti anche in assenza di esercizio strutturato, specialmente in soggetti anziani o con ridotta massa muscolare di base.

I meccanismi fisiologici alla base dell’aumento dell’ipertrofia mediati dalla creatina sono molteplici. L’aumento dell’acqua intracellulare ad esempio, come già detto, non deve essere ridimensionato come semplice ritenzione idrica, dal momento che l’idratazione cellulare influenza la velocità di sintesi proteica. Si ipotizza infatti che l'aumento del volume cellulare faciliti la produzione di fattori regolatori miogenici (MRFs) una famiglia di fattori di trascrizione fondamentali per la formazione, differenziamento e rigenerazione del muscolo scheletrico. Essi attivano l'espressione genica necessaria alla miogenesi, cioè il processo attraverso cui le cellule progenitrici si trasformano in fibre muscolari mature.

La creatina aumenta la differenziazione, l'attività e il contenuto delle cellule satellite,  cruciali per lo sviluppo di nuove fibre muscolari o per la riparazione di quelle danneggiate, e la secrezione ormonale, in particolare di IGF-1 con peculiarità anaboliche. In ultimo l’azione antiossidante può contribuire a un migliore recupero muscolare e a maggiori adattamenti all'allenamento.

L’aumento della forza è poi alla base dello stimolo meccanico che agisce sui processi anabolici, pertanto l’incremento della prima ha ricadute positive anche sull’ipertrofia.

Performance anaerobica

La performance anaerobica rappresenta una componente fondamentale in molte discipline sportive, specialmente quelle che richiedono brevi scatti, salti ripetuti, sprint ciclici o movimenti esplosivi. La creatina, in questo contesto, riveste un ruolo chiave migliorando la disponibilità immediata di ATP durante i primi secondi di sforzo intenso.

I risultati della meta-analisi sono particolarmente interessanti: l’effetto sulla performance anaerobica è stato valutato con una SMD di 0,64, valore che si colloca tra moderato e alto, indicativo di un impatto tangibile e riproducibile. Questo incremento si è manifestato in test di sprint, prove ciclistiche massimali, salti ripetuti e altri esercizi tipicamente utilizzati per valutare la capacità anaerobica.

Il meccanismo attraverso il quale la creatina esercita questo effetto è duplice: da un lato migliora la disponibilità energetica cellulare nei momenti critici, dall’altro consente una più rapida risintesti dell’ATP durante le fasi di recupero tra sforzi ripetuti, permettendo così un mantenimento più elevato della potenza nei successivi interventi.

Anche in questo caso l’integrazione si dimostra vantaggiosa non solo per atleti, ma anche per soggetti sedentari o anziani coinvolti in programmi di riabilitazione funzionale o di potenziamento neuromuscolare.

Al netto della revisione citata, il miglioramento della performance anaerobica (potenza anaerobica) riguarda gli sprint, il ciclismo, il nuoto, i salti e tutti gli sport di situazione o con gesti ripetitivi. Sebbene il ruolo più eclatante della PCr sia quello di favorire la risintesi di ATP partendo da ADP, occorre menzionare che la maggiore presenza di ADP è essa stessa elemento che favorisce la comparsa del senso di affaticamento. Quindi al ruolo direttamente ergogenico si somma la riduzione di ADP in quanto tale.

I benefici della creatina si palesano in modo più eclatante quando vi sono sforzi intensi e ripetuti, intervallati da pause di riposo.

Performance aerobica

Anche se la creatina è celebre negli sport di potenza, le evidenze raccolte suggeriscono utili ricadute anche per prestazioni di endurance ad alta intensità, grazie alla maggiore capacità di tamponare il metabolismo anaerobico e di ritardare l’accumulo di lattato. Ha dimostrato un’ottima efficacia nel ritardo della fatica neuromuscolare del 13% in atlete élite, un incremento del 12% della soglia anaerobica e riduzione del lattato in prove incrementali, la fosfocreatina oltre a rigenera rapidamente l’ATP può sostenere il rifornimento energetico fino a ~3 minuti ritardando il ricorso alla glicolisi, e agire da carrier tra mitocondri e fibre muscolari favorendo l’attività aerobica (Rasmussen, C. J., 2008).

Rimane naturalmente marginale il miglioramento globale nelle attività prettamente aerobiche che non prevedano sprint o cambi di intensità repentini. Tuttavia non è da dimenticare, come di seguito meglio chiarito, che la creatina aumenta la sintesi di glicogeno quando consumata con i carboidrati. L'aumento del glicogeno muscolare fornisce una fonte energetica più appropriata durante l'allenamento di resistenza, supportando le sessioni di allenamento anche per quanto riguarda il processo di catabolismo muscolare a scopo energetico (gluconeogenesi, in particolare con il coinvolgimento del ciclo della alanina-glucosio).

Un aspetto fondamentale emerso dalla revisione è la conferma della sicurezza dell’integrazione con creatina. In nessuno degli studi inclusi sono stati riportati eventi avversi gravi, e la tollerabilità si è mantenuta elevata anche nei soggetti più anziani. Questo dato conferma che la creatina può essere considerata non solo efficace, ma anche sicura per un’ampia varietà di individui.

Inoltre i risultati sono stati coerenti tra uomini e donne, giovani e anziani, soggetti allenati e sedentari. Questo rende la creatina un integratore estremamente versatile, con applicazioni che vanno ben oltre il solo contesto sportivo competitivo.

Per quanto riguarda le performance aerobiche è da aggiungere un ulteriore elemento, l’aumento di peso determinato dall’impiego della creatina potrebbe essere un elemento potenzialmente negativo, influenzando anche semplicemente l’economia del gesto atletico. Tuttavia solo di rado le performance agonistiche si compongono di attività di pura resistenza. In dirittura d’arrivo quasi sempre la differenza è svolta da uno sprint finale. Molto più marginale invece appare ai fini di un “mero” allenamento aerobico finalizzato al miglioramento dei parametri cardiovascolari in soggetti non agonisti o che non utilizzano specifiche tecniche di allenamento.

Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari. Consultare il proprio specialista di fiducia prima di variazioni nell'alimentazione, integrazione e allenamento.

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