SOS Tata: il parere (negativo) dei pediatri

Le poche volte che mi e’ capitato di guardare qualche minuto della celebre trasmissione SOS Tata, prima di cambiare canale mi sono sempre chiesto chi abbia i problemi piu’ seri: i genitori che la chiamano, i genitori che la guardano da casa, o questa arzilla signora che con una calma serafica dispensa consigli con una sicumera da fare invidia e una voce monotonale. Non ho mai pensato che i problemi li avessero i piccoli protagonisti della serie, semmai vittime di genitori cresciuti col mito del Grande Fratello.

La ragione e’ presto detta. Se i problemi appartengono ai figli (e certamente, per quanto spiacevole capita che i bambini possano avere dei problemi comportamentali o dei disagi anche gravi) sarebbe opportuno farsi aiutare da uno psicologo infantile o eventualmente da uno psichiatra che, a seconda delle situazioni, possa guidare al meglio i piu’ piccoli.

Se un genitore crede che un figlio abbia dei problemi, ma invece di chiedere aiuto ad un professionista ritiene piu’ utile far piombare in casa una perfetta sconosciuta e una troupe televisiva per spiattellare al mondo la sua incapacita’ di riconoscere un problema, o la sua incapacita’ nel fare il genitore, allora sarebbe meglio fare una trasmissione chiamata SOS genitori, lasciando in pace i figli che generalmente hanno un atteggiamento che e’ solo il riflesso di quello che accade in casa. Le rare volte in cui non e’ cosi’ hanno bisogno di un sostegno serio da parte di un professionista, e non delle telecamere che li scrutano come in uno zoo.

La misura di quanto sia malconcia l’epoca in cui ci troviamo a vivere e’ invece data dall’idea di aver creato addirittura un format televisivo dove il pianto, talvolta disperato, dei piu’ piccoli e’ utilizzato per fare audience! Chi sta leggendo questo articolo e’ certamente un adulto, provi ad immaginare un suo pianto disperato, magari per un lutto, o per essere stato lasciato dal partner, o in seguito ad un incidente o ad una bruttissima notizia.
Ora immaginate in questa situazione di essere ripresi da una telecamera fissa su di voi, che poi rimanda in onda le vostre emozioni, facendole entrare nelle case di milioni di spettatori. Come vi sentireste? Immaginatevi spaventati, anche solo per il buio o per un temporale (sono sicuro che molti adulti lo sono) desiderosi solo di un abbraccio, messi invece in una condizione che alimenta la vostra angoscia e la vostra paura, lasciati a piangere sino a cadere nel sonno fiaccati dalla disperazione. Il tutto con una bella telecamera davanti alla faccia. Come vi sentireste? E come pensate che si possa sentire un bambino di appena un anno in una simile situazione?
C’e’ davvero qualcuno convinto che questo atteggiamento possa essere un sistema per porre rimedio ai presunti capricci di un bambino? Se anche solo sentiste un cane guaire per 10 minuti, chiuso dietro una porta, non vi sentireste in dovere di aprirla e prenderlo in braccio?

Se qualcuno e’ davvero convinto che lasciar piangere disperato un bambino sia invece uno strumento educativo, e’ bene che si faccia vedere lui da uno psicologo, ma da uno bravo, perche’ il sadismo e’ una parafilia che puo’ condurre ad azioni anche gravissime, e chi e’ vittima del sadismo altrui rischia di diventare un carnefice.

Se quanto sopra vi sembra che non abbia nulla a che vedere con la celebre trasmissione televisiva “dedicata” ai bambini, vi sbagliate di grosso. Perche’ l’Associazione Culturale dei Pediatri ha inviato in questi giorni una lettera aperta al Garante per la Protezione dell’Infanzia e dell’adolescenza richiedendo l’intervento per quanto mandato in onda sabato 14 settembre durante la trasmissione SOS Tata. In uno dei passaggi in cui viene spiegata la motivazione di questa iniziativa, i pediatri scrivono:

“In questa trasmissione, un bimbo di appena 12 mesi veniva lasciato piangere solo nel suo lettino, chiuso in camera, perche’ si addormentasse. Il bimbo aggrappato alle sbarre del letto gridava, sudato, disperato, terrorizzato, con la telecamera puntata su di lui per vari minuti. Nel frattempo -si legge nella lettera aperta- la mamma veniva intrattenuta in cucina dalla Tata rassicurante, mentre il fratellino maggiore si tappava le orecchie. Finalmente alla mamma e’ stato permesso di andare dal bimbo, mettergli il ciuccio e adagiarlo sotto le coperte. Il bimbo a questo punto rallentava il pianto, guardava la mamma, tenendole le braccia in cerca di conforto ma la madre, secondo le indicazioni della tata, se ne andava via, rilasciandolo solo. Il bimbo, deluso, ripiombava in un pianto ancora piu’ straziante. Dopo altri interminabili minuti, il bimbo sfinito non piangeva piu’ e si addormentava: esprimiamo ancora una volta il nostro dissenso per i metodi per educare i bambini piccoli a dormire che si basano sull’estinzione graduale del pianto. Sappiamo ormai dalla ricerca scientifica, se non bastasse il buon senso, che la fisiologia dell’essere umano prevede che riceva delle cure di tipo prossimale da parte della madre e degli adulti che se ne prendono cura, e che la pretesa che un bambino piccolo si addormenti da solo e dorma per tutta la notte senza richiedere la presenza e il contatto dell’adulto, oltre ad essere anti-fisiologica ed irrealistica, puo’ provocare confusione nei genitori e grande stress nei bambini. Questi metodi possono minare fin dalla primissima infanzia la fiducia negli adulti e quindi in se stessi e interferire con lo stabilirsi di una sana relazione genitori-figli, oltre ad interferire (se il bambino e’ piccolo) con l’allattamento al seno”.

Proprio la malconcia societa’ in cui ci troviamo a vivere, dove basta aver fatto una ricerca su Google per sentirsi ingegneri, o aver letto un post su FaceBook per sentirsi medici, puo’ avere un devastante effetto cascata su quei genitori, evidentemente non pronti a tale compito, che guardandosi qualche puntata in TV iniziassero a considerarsi dei pedagogisti.

Nessun genitore e’ perfetto, ma la natura ha previsto una serie di accorgimenti per evitare almeno le situazioni piu’ aberranti. Ad esempio la frequenza del pianto e’ in grado di suscitare nella madre un istinto che la porta naturalmente ad accudire il neonato, in un circolo virtuoso che crea le basi per la crescita e induce una sensazione di conforto sul piccolo.

Accade per ogni specie animale, dovrebbe accadere anche per gli essere umani, se invece di guardare la TV la spegnessero per andare a cullare il proprio cucciolo.

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