Microbiota · DCA
Una dieta molto restrittiva può alterare il microbiota e contribuire a mantenere un disturbo alimentare?
Può contribuire, perché il microbiota dipende in misura significativa da ciò che arriva quotidianamente nell’intestino. Quantità, varietà e tipologia degli alimenti determinano i substrati disponibili per le diverse popolazioni microbiche.
Una dieta fortemente restrittiva riduce non soltanto calorie e nutrienti, ma spesso anche la varietà. Se vengono eliminati interi gruppi alimentari e l’apporto di fibre diventa scarso o monotono, alcune specie batteriche ricevono meno substrati mentre altre possono essere favorite. Il risultato può essere una riduzione della diversità e una modificazione dell’equilibrio dell’ecosistema intestinale.
Nei DCA intervengono poi ulteriori fattori. Sottopeso, alterazioni endocrine, vomito, uso improprio di lassativi, variazioni della motilità e dello svuotamento gastrico modificano l’ambiente gastrointestinale. La disbiosi può quindi essere contemporaneamente conseguenza della condotta alimentare e possibile fattore perpetuante.
L’interesse deriva dal fatto che il microbiota comunica con il sistema nervoso attraverso metaboliti, vie immunitarie e nervo vago. Partecipa inoltre alla modulazione di neurotrasmettitori e segnali associati a stress, umore e appetito. Se la restrizione altera questo sistema, il recupero nutrizionale deve considerare anche il tempo necessario per ristabilire una maggiore normalità biologica.
Questo meccanismo aiuta a comprendere perché non sia sufficiente dire a una persona “mangia di più”. Dopo periodi lunghi di dieta alterata possono comparire gonfiore, sazietà precoce e disturbi gastrointestinali che rendono il recupero più difficile. Interpretare ogni sintomo come prova che determinati alimenti “fanno male” rischia di rafforzare ulteriormente l’esclusione.
È necessario evitare però l’errore opposto: attribuire tutti i sintomi al microbiota e iniziare una nuova sequenza di restrizioni o integratori. Il rischio sarebbe trasformare il tentativo di “curare l’intestino” in un’altra giustificazione per controllare ossessivamente l’alimentazione.
La strategia di fondo resta la graduale normalizzazione dell’introito e della varietà, inserita nel percorso clinico complessivo. L’ecosistema intestinale tende a rispondere agli stimoli che riceve e la dieta rappresenta uno dei principali.
Il microbiota può quindi essere visto come una delle ragioni biologiche per cui le conseguenze di un DCA non si fermano al peso. Il comportamento alimentare modifica un intero ambiente interno, e il recupero richiede tempo anche per riorganizzare quell’ambiente.
Fonte di approfondimento
Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare
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