DCA · Segnali precoci
Quali segnali possono far pensare che il rapporto con il cibo stia diventando problematico?
Non esiste un singolo comportamento che permetta di concludere automaticamente che sia presente un disturbo del comportamento alimentare. Fare attenzione alla qualità del cibo, iniziare una dieta, praticare molto sport o desiderare di modificare il proprio corpo possono rientrare in condotte del tutto fisiologiche. Il problema emerge quando queste scelte diventano rigide, pervasive e capaci di condizionare la vita quotidiana.
Un primo segnale è l’aumento progressivo dello spazio mentale occupato da cibo, peso e aspetto fisico. Pensare in continuazione a cosa mangiare, quanto si è mangiato, quando sarà possibile mangiare di nuovo, quante calorie contiene un alimento o come compensarlo con l’attività fisica può indicare che la normale attenzione alimentare sta assumendo caratteristiche ossessive. Lo stesso vale per la necessità di controllare continuamente peso, specchio, circonferenze o parti specifiche del corpo.
La rigidità è un altro elemento importante. Eliminare intere categorie di alimenti senza una reale necessità clinica, creare lunghe liste di cibi “buoni” e “cattivi”, vivere con ansia un pasto fuori casa, saltare regolarmente occasioni conviviali oppure considerare ogni deviazione dal programma alimentare come un fallimento sono comportamenti che meritano attenzione. Nelle forme restrittive può comparire un progressivo impoverimento della dieta; in altre condizioni possono emergere episodi di perdita di controllo, abbuffate, vomito autoindotto o altre condotte di compenso.
Anche il rapporto con l’attività fisica è indicativo. Allenarsi con regolarità è positivo; sentirsi obbligati ad allenarsi nonostante malessere, infortunio o stanchezza, provare colpa quando si salta una seduta o utilizzare sistematicamente l’esercizio per “smaltire” ciò che si è mangiato sposta il significato dell’attività fisica dalla salute alla compensazione.
Vanno osservati inoltre i cambiamenti sociali ed emotivi: isolamento, irritabilità, evitamento dei pasti con altre persone, crescente bisogno di rassicurazione sull’aspetto, vergogna del proprio corpo, forte ansia in relazione al cibo, alterazioni dell’umore. Un calo o un aumento marcato del peso può accompagnare il quadro, ma non è indispensabile: un DCA può essere presente anche con un peso che dall’esterno appare normale.
Il criterio più utile è quindi guardare alla perdita di libertà. Quando alimentazione, corpo e allenamento smettono di essere parti della vita e iniziano a organizzarla, riducendo relazioni, spontaneità e benessere, è opportuno non banalizzare il problema. Intercettarlo precocemente rende più probabile un intervento efficace e riduce il rischio che comportamenti inizialmente circoscritti diventino sempre più radicati.
Fonte di approfondimento
Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare
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