Prevenzione · Relazioni
Bullismo e body shaming possono avere conseguenze reali sul comportamento alimentare?
Sì. Commenti ripetuti sul peso, prese in giro, giudizi sull’aspetto e forme più strutturate di bullismo possono diventare fattori di vulnerabilità importanti, soprattutto quando colpiscono bambini e adolescenti in una fase nella quale identità e immagine corporea sono ancora in costruzione.
Il body shaming non è soltanto una frase sgradevole che “bisogna imparare a ignorare”. Il giudizio proveniente dagli altri contribuisce alla costruzione dell’immagine corporea e può essere interiorizzato. Se il soggetto inizia a interpretare il proprio corpo come motivo di esclusione, vergogna o inadeguatezza, aumenta la probabilità che cerchi di modificarlo attraverso restrizioni alimentari, esercizio eccessivo o comportamenti di compenso.
L’effetto può essere particolarmente forte quando il commento proviene da persone significative: familiari, coetanei, insegnanti, allenatori o professionisti che rappresentano una figura di riferimento. Anche osservazioni dette con l’intenzione di “motivare” possono produrre l’effetto opposto quando collegano valore personale e accettazione sociale a peso e aspetto fisico.
Gli eventi traumatici e le esperienze di violenza o abuso vengono inoltre descritti tra i fattori associati a un rischio maggiore di DCA. Non esiste una relazione automatica: aver subìto bullismo non significa necessariamente sviluppare un disturbo, così come molte persone con DCA non riferiscono questa esperienza. Ma l’evento può inserirsi in una rete di fattori che comprende bassa autostima, perfezionismo, ansia, difficoltà nella regolazione delle emozioni e stress cronico.
Lo stress è proprio uno dei meccanismi attraverso i quali queste esperienze possono continuare ad agire. Alcune persone riducono l’appetito nelle fasi acute; altre, soprattutto quando la tensione diventa cronica, utilizzano il cibo per modulare emozioni negative e possono sviluppare episodi di emotional eating o perdita di controllo. In altri casi la risposta prende la direzione opposta e si traduce in controllo rigido, restrizione e ricerca di un corpo considerato più accettabile.
La prevenzione richiede quindi attenzione al linguaggio. Commentare continuamente il corpo di un ragazzo, anche in termini apparentemente positivi, mantiene l’idea che l’aspetto sia un elemento centrale di valutazione. È più utile valorizzare capacità, salute, funzione, competenze e comportamenti.
Quando il body shaming ha già prodotto evitamento sociale, vergogna intensa, cambiamenti alimentari o esercizio compulsivo, non è prudente aspettare che il problema “passi”. L’intervento precoce sulle conseguenze emotive e comportamentali può impedire che una ferita relazionale si trasformi in un sistema stabile di controllo del cibo e del corpo.
Fonte di approfondimento
Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare
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