Prevenzione · Social media
I social network possono davvero aumentare il rischio di sviluppare un rapporto problematico con il cibo e con il corpo?
Possono contribuire, soprattutto nei soggetti più vulnerabili. Non sarebbe corretto sostenere che i social network “causino” da soli un disturbo del comportamento alimentare: milioni di persone utilizzano le stesse piattaforme senza sviluppare alcuna patologia. Il problema nasce dall’interazione tra esposizione, caratteristiche individuali e altri fattori predisponenti.
Il primo meccanismo è il confronto. Immagini selezionate, filtrate, modificate e spesso costruite professionalmente vengono percepite come rappresentazioni della normalità. Se il soggetto interiorizza quei canoni come misura del proprio valore, la distanza tra corpo reale e corpo ideale diventa una fonte continua di insoddisfazione. Il confronto non riguarda più soltanto la fisicità, ma può estendersi alla percezione di adeguatezza sociale: essere più magri, più muscolosi, più “puliti” nell’alimentazione diventa sinonimo di disciplina, successo e controllo.
Le piattaforme amplificano inoltre il fenomeno attraverso la selezione dei contenuti. Chi manifesta interesse per dieta, dimagrimento, allenamento estremo o immagini corporee molto specifiche tende a ricevere un numero crescente di contributi analoghi. In questo modo una visione minoritaria può apparire molto più comune di quanto sia realmente, creando una sorta di ambiente informativo chiuso nel quale determinate pratiche vengono continuamente confermate.
Il sistema dei feedback immediati aggiunge un ulteriore livello. Like, commenti e approvazione trasformano il corpo in uno strumento di valutazione sociale. Una fotografia che riceve più attenzione dopo una perdita di peso o un aumento della definizione muscolare può rinforzare il comportamento che ha prodotto quel risultato, anche quando è stato ottenuto attraverso restrizioni o allenamenti eccessivi.
Questo meccanismo si collega all’auto-oggettivazione: il soggetto impara a osservare il proprio corpo soprattutto da una prospettiva esterna, chiedendosi continuamente come appare agli altri. Ne deriva body monitoring, controllo allo specchio, confronto con immagini altrui e una minore capacità di vivere il corpo per ciò che permette di fare.
La prevenzione non richiede di demonizzare internet. È più utile sviluppare capacità critica: ricordare che ciò che viene mostrato è selezionato, comprendere l’uso dei filtri, riconoscere contenuti che promuovono restrizioni estreme, evitare di attribuire valore scientifico alla popolarità di un messaggio e diversificare le fonti.
Il social network non è quindi un colpevole isolato, ma può diventare un potente moltiplicatore di vulnerabilità già presenti. Proprio per questo educazione digitale, famiglia, scuola e professionisti dello sport hanno un ruolo importante nel ridurre l’impatto dei modelli corporei irrealistici.
Fonte di approfondimento
Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare
Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.