Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Immagine corporea · Dismorfismo

Quando l’insoddisfazione per il proprio corpo diventa un vero disturbo dismorfico?

Essere insoddisfatti di una parte del proprio corpo non significa automaticamente avere un disturbo da dismorfismo corporeo. La maggior parte delle persone ha caratteristiche che vorrebbe modificare e può attraversare periodi nei quali presta maggiore attenzione all’aspetto. Il problema emerge quando la preoccupazione diventa ossessiva, sproporzionata e capace di compromettere la vita quotidiana.

Nel disturbo dismorfico il soggetto concentra l’attenzione su uno o più difetti percepiti che agli altri possono apparire lievi o perfino inesistenti. Il pensiero non resta occasionale: può occupare molte ore della giornata e generare forte disagio emotivo.

Alla preoccupazione si associano spesso comportamenti ripetitivi. Controllarsi continuamente allo specchio, confrontare il proprio aspetto con quello degli altri, cercare rassicurazioni, nascondere una parte del corpo, modificare continuamente abbigliamento o grooming sono tentativi di ridurre l’ansia che, paradossalmente, finiscono per mantenerla.

Un criterio importante è la compromissione funzionale. Se la persona evita scuola, lavoro, palestra, fotografie, relazioni o rapporti sessuali perché teme il giudizio sul proprio corpo, la questione ha superato la normale insoddisfazione estetica. Il corpo diventa una barriera tra il soggetto e la vita sociale.

Anche il grado di insight può variare. Alcune persone riconoscono che la loro preoccupazione è eccessiva, altre sono quasi convinte che il difetto sia realmente grave, altre ancora ne sono completamente certe. Più la convinzione è rigida, più diventa difficile accettare rassicurazioni esterne.

Nei disturbi alimentari la dismorfia può riguardare il corpo nel suo insieme, soprattutto la percezione di peso e forma. Nella vigoressia la distorsione assume spesso la direzione opposta rispetto all’anoressia: una persona molto muscolosa continua a percepirsi piccola e inadeguata.

I social network e l’esposizione a modelli corporei artificiali possono aumentare il confronto, ma non spiegano da soli il disturbo. Sono coinvolti fattori biologici, psicologici e familiari e la condizione può presentarsi insieme ad ansia, depressione e DCA.

Il confine utile è quindi quello tra preferenza e prigionia. Voler migliorare un aspetto lascia libertà di vivere; il disturbo dismorfico costringe a controllare, nascondere ed evitare. Quando l’immagine percepita diventa fonte costante di sofferenza e condiziona le scelte quotidiane, non è più una semplice questione estetica e richiede una valutazione professionale.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

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