Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

DCA · Fattori di rischio

Qual è la differenza tra fattori predisponenti, scatenanti e perpetuanti nei DCA?

La distinzione è utile perché un disturbo del comportamento alimentare raramente nasce da una singola causa. Più spesso è il risultato dell’incontro tra una vulnerabilità preesistente, uno o più eventi che favoriscono l’esordio e meccanismi che, una volta comparso il problema, contribuiscono a mantenerlo.

I fattori predisponenti sono le condizioni che rendono una persona più vulnerabile. Possono essere genetiche, biologiche, psicologiche, familiari, sociali e culturali. Rientrano in questo insieme, a seconda del disturbo, perfezionismo patologico, bassa autostima, ansia, depressione, tratti ossessivo-compulsivi, familiarità, alterazioni neurobiologiche, esperienze infantili problematiche e forte interiorizzazione degli ideali corporei.

Avere uno o più fattori predisponenti non significa essere destinati a sviluppare un DCA. Indica soltanto che, in determinate condizioni, il rischio può essere maggiore. È lo stesso motivo per cui due persone esposte al medesimo messaggio sociale o alla stessa dieta possono reagire in modo completamente diverso.

I fattori scatenanti sono invece gli eventi o i cambiamenti che possono precedere l’esordio manifesto. Una dieta molto restrittiva, un episodio di body shaming, un lutto, una separazione, un trasferimento, una modifica corporea importante, l’ingresso in un ambiente sportivo particolarmente centrato sul peso o un periodo di forte stress possono assumere questo ruolo. Anche qui non esiste automatismo: l’evento agisce sul terreno individuale già presente.

I fattori perpetuanti entrano in gioco quando il disturbo è ormai iniziato. Sono particolarmente importanti perché spiegano perché una condotta nata magari in risposta a una circostanza possa diventare stabile. La malnutrizione stessa altera fame, sazietà, umore e capacità cognitive; le abbuffate possono temporaneamente attenuare stati emotivi negativi; il vomito o l’attività compensatoria riducono momentaneamente l’ansia; l’isolamento limita i correttivi sociali. Ogni sollievo immediato può rinforzare il comportamento che lo ha prodotto.

Anche l’ambiente può perpetuare: conflitti familiari, commenti sul corpo, controllo eccessivo, comunità online che normalizzano la restrizione o professionisti non coordinati possono rendere più difficile il cambiamento.

Questa distinzione impedisce due semplificazioni comuni: cercare “la causa” unica e pensare che rimuovere l’evento iniziale risolva automaticamente il problema. Quando un DCA si consolida, i meccanismi biologici, cognitivi e sociali che lo mantengono possono diventare diversi da quelli che lo hanno innescato.

Per questo il trattamento efficace non cerca un colpevole, ma ricostruisce la rete dei fattori presenti e interviene contemporaneamente su più livelli.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

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