DCA · Recupero
Perché recuperare peso non significa necessariamente essere guariti da un disturbo alimentare?
Perché il peso è soltanto uno degli aspetti coinvolti. Nelle condizioni di sottopeso il recupero ponderale è un obiettivo essenziale: riduce il rischio di complicanze cardiache, ossee, endocrine e neurologiche e permette al corpo di tornare verso una condizione compatibile con un funzionamento più normale. Ma non è sufficiente a dimostrare che i meccanismi psicologici e neurofunzionali del disturbo siano risolti.
Studi condotti dopo il trattamento dell’anoressia mostrano che alcuni circuiti della ricompensa possono rimanere alterati anche quando il peso è migliorato. La risposta dopaminergica e la funzione di aree come l’insula possono continuare a differire, mantenendo una percezione corporea e un rapporto con il cibo ancora vulnerabili.
Sul piano comportamentale può persistere una forte restrizione cognitiva. La persona magari mangia una quantità sufficiente perché segue il programma terapeutico, ma continua a dividere gli alimenti in permessi e proibiti, a temere l’aumento di peso, a controllare compulsivamente il corpo o a vivere il pasto come fonte di ansia. Il comportamento esterno è migliorato, ma il significato attribuito al cibo non è ancora cambiato.
Anche le normali sensazioni di fame e sazietà possono richiedere tempo per ristabilirsi. Periodi prolungati di restrizione, sottopeso, abbuffate o condotte di eliminazione alterano la fisiologia gastrointestinale e i segnali neuroendocrini. Il soggetto può avere sazietà precoce, fame intensa o difficoltà nel riconoscere i propri segnali interni.
Il recupero sociale è un altro parametro importante. Tornare a mangiare una quantità adeguata ma continuare a evitare cene, vacanze, feste e relazioni per paura del cibo significa che il disturbo continua a condizionare la vita.
Per questo l’interruzione del trattamento non dovrebbe coincidere automaticamente con il raggiungimento di un determinato peso. Serve valutare stabilità del comportamento alimentare, immagine corporea, ansia, capacità di affrontare imprevisti, adesione al percorso e funzionamento sociale.
Lo stesso concetto vale nelle condizioni caratterizzate da eccesso ponderale. Una riduzione del peso ottenuta con una dieta o con chirurgia bariatrica non risolve automaticamente emotional eating, binge eating o altri comportamenti che avevano contribuito all’aumento.
Il peso è quindi un indicatore importante, talvolta vitale, ma non è la malattia. Una guarigione più completa richiede che la persona recuperi non soltanto una condizione corporea più sicura, ma anche una relazione meno rigida e meno angosciosa con cibo, corpo e vita sociale.
Fonte di approfondimento
Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare
Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.