Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Psicobiologia · Fame

Perché possiamo avere voglia di mangiare anche quando non abbiamo un reale bisogno energetico?

Perché lo stimolo ad alimentarsi non nasce da un solo interruttore. La ricerca del cibo può essere attivata da una necessità energetica reale, dallo svuotamento gastrico, dal piacere, da stimoli ambientali o da comportamenti appresi. In condizioni normali questi sistemi collaborano; in alcune circostanze uno di essi può diventare predominante.

Lo stimolo nutrizionale compare quando l’organismo rileva una necessità energetica o di nutrienti. È la situazione più vicina all’idea comune di “fame fisiologica”. Ma esiste anche una componente enterico-endocrina: lo svuotamento dello stomaco e la produzione di segnali come la grelina informano l’ipotalamo e aumentano la motivazione a cercare cibo.

Poi c’è la componente edonica. La vista di un alimento particolarmente gradito, il suo odore o la semplice anticipazione del gusto possono attivare i circuiti del piacere anche quando l’organismo dispone di energia sufficiente. È il motivo per cui dopo un pasto abbondante possiamo comunque desiderare un dessert. Non si tratta di una misteriosa “fame nervosa” separata dal corpo: anche il piacere utilizza strutture cerebrali, neurotrasmettitori e risposte fisiologiche concrete.

Infine esiste la fame appresa. Se per anni abbiamo mangiato alle 13, quell’orario diventa esso stesso un segnale. Lo stesso accade entrando al cinema, incontrando amici in un bar, sentendo un particolare profumo o vedendo una pubblicità. Stimoli inizialmente neutri vengono associati ripetutamente al cibo e finiscono per evocare il comportamento alimentare.

Stress e umore si sovrappongono a tutti questi meccanismi. Una giornata difficile può aumentare il valore di ricompensa attribuito a certi alimenti; la noia può trasformare il cibo in stimolo; una forte ansia può, al contrario, ridurre temporaneamente l’appetito. Per questo fame e appetito non sono categorie nette ma un continuum nel quale fattori biologici e psicologici si mescolano continuamente.

La conseguenza pratica è importante. Sentire il desiderio di mangiare senza un evidente “vuoto allo stomaco” non significa essere deboli o privi di disciplina. È un comportamento umano normale. Diventa problematico quando la risposta al desiderio è sempre automatica, quando il cibo è l’unica strategia disponibile per gestire emozioni o quando la persona perde sistematicamente il controllo.

Imparare a riconoscere da dove arriva lo stimolo non serve a giudicarlo, ma a scegliere meglio come rispondere. A volte sarà opportuno mangiare; altre volte potrà essere sufficiente riconoscere che il bisogno che stiamo cercando di soddisfare non è alimentare.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

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