Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Obesità · Chirurgia bariatrica

Perché la chirurgia bariatrica da sola non risolve l’emotional eating o un comportamento alimentare disfunzionale?

Perché la chirurgia modifica l’apparato gastrointestinale e produce importanti effetti sulla quantità di cibo introducibile, sull’assorbimento e sui segnali metabolici, ma non cancella automaticamente le ragioni emotive, cognitive e comportamentali che portavano la persona a usare il cibo in modo disfunzionale.

Se l’alimentazione è stata utilizzata per gestire ansia, stress, noia, solitudine o altre emozioni, ridurre chirurgicamente la capacità gastrica non insegna di per sé strategie diverse per affrontare quelle condizioni. La spinta può quindi rimanere presente e trovare nuove modalità di espressione.

Per questo la valutazione psicologica prima dell’intervento è determinante. Serve a ricostruire la storia alimentare, individuare eventuali psicopatologie, valutare motivazione, aspettative e capacità di aderire al programma successivo. L’operazione non dovrebbe essere presentata come una soluzione che sostituisce il cambiamento dello stile di vita, ma come uno strumento che richiede partecipazione attiva anche dopo la procedura.

Esistono diversi pattern che possono interferire con il risultato: grandi assunzioni concentrate nei pasti, snacking frequente, ricerca prevalente di dolci, grazing cioè piccole quantità mangiate quasi continuamente, binge eating, alimentazione notturna e craving. Alcuni di questi comportamenti possono persistere o emergere anche dopo l’intervento e favorire il recupero ponderale.

Il grazing è particolarmente insidioso perché consente di introdurre piccole quantità ripetute nel tempo aggirando in parte la limitazione legata al volume del singolo pasto. Anche la scelta di alimenti ad alta densità energetica può rendere possibile un elevato apporto calorico pur con porzioni ridotte.

Il recupero di peso dopo chirurgia non deve quindi essere interpretato semplicemente come “mancanza di volontà”. Possono concorrere fattori endocrino-metabolici, fluttuazioni glicemiche, sedentarietà, mancata aderenza al piano e persistenza di DCA o altri problemi di salute mentale.

C’è anche il rischio opposto: la paura intensa di riacquistare peso può indurre una nuova rigidità, favorendo condotte bulimiche o restrittive. Per questo l’attenzione psicologica non dovrebbe terminare quando l’intervento chirurgico è concluso.

I risultati migliori richiedono un percorso multidisciplinare che inizi prima dell’operazione e prosegua dopo, coinvolgendo equipe medica, psicologo, nutrizionista e, quando indicato, professionisti dell’attività fisica adattata. La chirurgia può modificare potentemente il corpo, ma il comportamento alimentare è il risultato di un sistema molto più ampio. Se quel sistema non viene affrontato, il bisturi rischia di intervenire sulla conseguenza lasciando intatti alcuni dei meccanismi che l’avevano alimentata.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.