Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Psicobiologia · Fame e dimagrimento

Perché dopo aver perso peso può aumentare la fame e diventare più difficile mantenere il risultato?

Perché l’organismo dispone di sistemi biologici molto efficaci per difendersi dalla perdita di peso, mentre sembra essere meno efficiente nel contrastarne l’aumento. Quando la disponibilità energetica si riduce e il tessuto adiposo diminuisce, cambiano i segnali che dal corpo raggiungono il cervello e la motivazione ad alimentarsi può diventare più intensa.

La leptina è uno dei mediatori centrali di questo processo. Viene prodotta in larga parte dal tessuto adiposo e comunica all’ipotalamo informazioni sulle riserve energetiche. Quando la massa adiposa si riduce, tende a diminuire anche la leptina. Il cervello interpreta questa variazione come un segnale di minore disponibilità energetica e può rispondere aumentando la ricerca di cibo e riducendo alcuni processi di spesa.

La grelina agisce nella direzione opposta: è un segnale oressizzante, prodotto soprattutto a livello gastrico, che aumenta il desiderio di alimentarsi. Nelle persone sottoposte a restrizione calorica la sua azione può diventare particolarmente evidente. Il risultato è una situazione nella quale la persona che ha perso peso non deve semplicemente “continuare a fare ciò che faceva prima”, ma si trova a gestire segnali di fame più insistenti.

Questi meccanismi spiegano perché la dieta molto restrittiva possa diventare controproducente. Un deficit energetico eccessivo, mantenuto a lungo, non produce soltanto un numero più basso sulla bilancia: modifica la regolazione dell’appetito e può aumentare la preoccupazione per il cibo. Se alla restrizione si associa una regola rigida del tipo “non devo mai mangiare questo alimento”, il desiderio può diventare ancora più forte.

Nelle persone con disturbi del comportamento alimentare la situazione può essere ulteriormente complicata. Restrizione, abbuffate e condotte di compenso alterano la normale sequenza dei segnali di fame, saziamento e sazietà. Il soggetto può non fidarsi più delle proprie sensazioni oppure interpretarle come minacce da controllare.

Il mantenimento del peso richiede quindi una strategia diversa da una corsa continua alla restrizione. È più utile costruire un’alimentazione sostenibile, con pasti sufficientemente sazianti, una buona distribuzione di proteine, carboidrati, grassi e fibre, attività fisica regolare e aspettative realistiche sui tempi.

La difficoltà nel mantenere il peso non dimostra automaticamente scarsa disciplina. In parte è il risultato di una fisiologia che ha come priorità la sopravvivenza e che tende a opporsi a perdite energetiche prolungate. Comprendere questo meccanismo aiuta a progettare interventi meno aggressivi e più compatibili con la vita reale.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

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