Neuroscienze · Ricompensa
Perché alcuni cibi sembrano così difficili da smettere di mangiare anche quando siamo già sazi?
Perché sazietà energetica e desiderio di cibo non coincidono perfettamente. Il cervello dispone di circuiti che valutano non soltanto la necessità biologica di introdurre energia, ma anche il piacere e la ricompensa associati a un alimento. Un cibo molto gratificante può quindi mantenere un forte valore motivazionale anche quando lo stomaco è pieno.
Il sistema limbico e strutture come nucleo accumbens, amigdala, insula e corteccia orbito-frontale partecipano a questa valutazione. L’insula integra informazioni gustative e sensazioni provenienti dall’interno del corpo; la corteccia orbito-frontale attribuisce un valore di ricompensa allo stimolo; i circuiti dopaminergici contribuiscono alla motivazione a cercarlo.
La dopamina non va interpretata semplicemente come “molecola del piacere”. È coinvolta nell’apprendimento e nella previsione della ricompensa. Se un determinato alimento produce ripetutamente una sensazione piacevole, i segnali che lo precedono — confezione, odore, luogo, pubblicità — acquistano progressivamente la capacità di generare desiderio ancora prima del consumo.
Prodotti molto palatabili possono sfruttare questa architettura. Combinazioni di grassi, zuccheri, consistenze e aromi vengono progettate per massimizzare la gradevolezza e rendere facile continuare a mangiare. Quando la densità energetica è elevata e la masticazione minima, una grande quantità di calorie può essere introdotta prima che il saziamento riesca a frenare efficacemente il comportamento.
La componente emotiva può aumentare ulteriormente il valore della ricompensa. In condizioni di stress, noia o tristezza un alimento gratificante offre una modifica immediata, anche se temporanea, dello stato emotivo. Se questa strategia viene ripetuta, il cervello impara rapidamente che quel cibo è uno strumento disponibile per ottenere sollievo.
Nei DCA questi meccanismi possono risultare alterati in direzioni differenti. Nell’anoressia alcuni cibi possono acquisire una valenza minacciosa e attivare evitamento; nel BED e nella bulimia il sistema della ricompensa e il controllo inibitorio possono concorrere alla perdita di controllo.
Questo non significa che ogni desiderio intenso sia una dipendenza o una patologia. Il piacere alimentare è parte normale del comportamento umano. Diventa problematico quando l’impulso è sistematicamente incontrollabile, interferisce con il benessere o viene utilizzato come principale regolatore delle emozioni.
Comprendere la ricompensa permette quindi di smettere di descrivere il comportamento soltanto in termini di disciplina. Il modo in cui il cibo viene progettato, presentato, appreso e associato alle emozioni modifica concretamente la motivazione a mangiarlo.
Fonte di approfondimento
Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare
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