Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Stress · Appetito

Lo stress può anche far perdere completamente l’appetito invece di aumentarlo?

Sì. L’effetto dello stress sull’appetito non è unidirezionale e dipende anche dalla durata e dall’intensità dello stimolo. Una risposta acuta può ridurre temporaneamente il desiderio di mangiare, mentre una condizione cronica tende più frequentemente ad associarsi a un aumento della ricerca di cibo, soprattutto molto calorico.

Nella fase di allarme l’organismo mobilita le risorse per affrontare una minaccia. Catecolamine e attivazione del sistema nervoso simpatico spostano l’attenzione verso ciò che viene percepito come urgente; digestione e appetito possono passare in secondo piano. È la classica situazione nella quale, dopo una notizia improvvisa o durante un evento particolarmente intenso, una persona dice di avere “lo stomaco chiuso”.

Se lo stress persiste, la fisiologia cambia. L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene mantiene una produzione elevata di cortisolo e il comportamento può orientarsi verso cibi ad alta densità energetica. Il cibo diventa inoltre una possibile modalità di regolazione emotiva, aumentando il rischio di emotional eating.

Le differenze individuali sono però molto ampie. Alcuni soggetti continuano a ridurre l’assunzione anche durante periodi prolungati di stress. In una persona vulnerabile alla restrizione alimentare, la perdita di appetito può rafforzare comportamenti già presenti e diventare un elemento che facilita un calo ponderale o una progressiva riduzione dei pasti.

Nei DCA la relazione è ancora più complessa. Lo stress può contribuire all’esordio, al mantenimento o alla riacutizzazione del disturbo. In anoressia può rafforzare il controllo e l’evitamento; in bulimia e BED può favorire episodi di perdita di controllo. Non è quindi lo stress in sé a determinare una risposta alimentare unica, ma il modo in cui viene elaborato dall’individuo e il comportamento che è stato appreso come risposta.

Anche le conseguenze fisiche dello stress possono influenzare l’appetito: disturbi gastrointestinali, iperacidità, alterazioni del sonno e tensione cronica modificano il modo in cui il cibo viene percepito e tollerato.

Per questo non è corretto utilizzare l’aumento o la riduzione della fame come semplice indicatore dell’entità dello stress. Due persone sottoposte alla stessa pressione possono reagire in maniera opposta.

Quando una perdita dell’appetito persiste, produce dimagrimento significativo o si associa a ansia intensa verso il cibo, non va interpretata soltanto come un effetto inevitabile del periodo difficile. È opportuno valutare se lo stress abbia iniziato a modificare in modo stabile il comportamento alimentare e la condizione nutrizionale.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.