Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Fitness · Immagine corporea

L’attività fisica può migliorare davvero il rapporto con il proprio corpo?

Può farlo, soprattutto quando viene vissuta come strumento per migliorare funzione, competenza, autonomia e benessere, non come continua correzione di un corpo considerato inadeguato. Il movimento offre infatti informazioni concrete su ciò che il corpo sa fare e può ridurre il divario tra corpo percepito e corpo reale.

L’attività fisica può migliorare composizione corporea, postura, efficienza cardiovascolare, forza, mobilità e coordinazione. Questi cambiamenti hanno naturalmente anche un impatto estetico, ma il vantaggio più interessante dal punto di vista dell’immagine corporea è che il soggetto sperimenta direttamente capacità e progressi. Il corpo smette almeno in parte di essere soltanto qualcosa da osservare e diventa uno strumento con cui agire.

Questo passaggio è importante perché l’immagine corporea è fortemente influenzata dallo sguardo degli altri e dal confronto sociale. Una persona che basa il giudizio su di sé soltanto su fotografie, specchio e peso può entrare facilmente in una spirale di confronto senza fine. Prestazione, forza, coordinazione e capacità di movimento offrono invece criteri più concreti e meno dipendenti da modelli estetici mutevoli.

L’esercizio ha inoltre effetti sul tono dell’umore, sulla neuroplasticità e sulla gestione dello stress. Vengono coinvolti fattori neurotrofici come BDNF, circuiti dopaminergici e altri sistemi che contribuiscono al benessere psicologico. Anche questi effetti possono indirettamente migliorare il rapporto con il proprio corpo.

Naturalmente il beneficio non è automatico. La stessa palestra può diventare un ambiente problematico se il confronto estetico è continuo, se l’allenamento viene usato come punizione o se l’obiettivo diventa inseguire forme corporee irrealistiche. In persone vulnerabili, attività fisica e dieta possono trasformarsi in strumenti di compenso e controllo.

Il ruolo del professionista del movimento diventa quindi importante. Un trainer competente dovrebbe favorire obiettivi realistici, valorizzare funzione e salute, riconoscere segnali di comportamento compulsivo e non alimentare insoddisfazione corporea come strategia motivazionale.

Un percorso motorio efficace non promette un corpo “perfetto”, ma aiuta a costruire una relazione più competente con il corpo reale. Migliorare forza, postura e composizione corporea può essere perfettamente compatibile con un obiettivo estetico, purché l’estetica resti una conseguenza e non il criterio esclusivo con cui viene misurato il valore della persona.

Il movimento può quindi svolgere un ruolo preventivo significativo, ma solo se conserva la sua funzione di arricchimento. Quando l’allenamento riduce la vita invece di ampliarla, il confine tra cura del corpo e controllo compulsivo è già stato superato.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

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