Neuroscienze · DCA
I disturbi del comportamento alimentare sono soltanto problemi psicologici o esistono anche alterazioni neurobiologiche?
Esistono importanti correlati neurobiologici e proprio questo rende poco sensato separare rigidamente “mente” e “corpo”. I DCA sono disturbi psichiatrici, ma il comportamento, le emozioni e la percezione corporea dipendono dal funzionamento del sistema nervoso, dai circuiti della ricompensa, dagli ormoni e dalla comunicazione con il resto dell’organismo.
Gli studi di neuroimaging riportati mostrano differenze nell’attivazione di diverse aree cerebrali. Insula e corteccia orbito-frontale sono particolarmente coinvolte nella valutazione degli stimoli alimentari, nel gusto, nelle sensazioni viscerali e nel valore di ricompensa attribuito al cibo. Corteccia prefrontale e cingolata partecipano invece a processi di controllo, decisione e regolazione emotiva.
Nell’anoressia nervosa sono state osservate alterazioni nella risposta a immagini di alimenti e nella percezione dello stato corporeo. L’insula, che integra le sensazioni provenienti dall’interno del corpo, viene chiamata in causa anche per spiegare la difficoltà a riconoscere la gravità della malnutrizione. In alcuni studi sono state rilevate riduzioni dello spessore corticale, dei volumi sottocorticali e della superficie corticale durante la fase di grave sottopeso, con recuperi almeno parziali dopo la riabilitazione nutrizionale.
Bulimia e BED mostrano a loro volta differenze nei circuiti della ricompensa e nel controllo inibitorio. Una minore attivazione di aree prefrontali deputate a frenare comportamenti non desiderati può concorrere alla difficoltà nel controllare l’impulso alimentare.
A queste osservazioni si aggiungono componenti genetiche ed epigenetiche. Alcune varianti sono associate a una maggiore vulnerabilità e numerosi geni studiati sono implicati in neurotrasmissione, metabolismo e regolazione del comportamento. Questo non significa che esista “il gene dell’anoressia” o “il gene del BED”: la predisposizione è poligenica e interagisce con l’ambiente.
È inoltre difficile stabilire sempre cosa sia causa e cosa conseguenza. Un sottopeso severo modifica il cervello; allo stesso tempo alcune differenze neurofunzionali possono precedere e favorire il disturbo. La relazione è bidirezionale.
La conseguenza pratica è molto importante: non basta correggere il comportamento visibile. La riabilitazione deve consentire al sistema biologico e psicologico di riorganizzarsi, e questo richiede tempo. Allo stesso modo, definire il DCA come una scelta o un capriccio significa ignorare le alterazioni concrete che accompagnano la patologia.
Il confine tra psicologico e biologico, in questo ambito, è quindi più teorico che reale. Pensieri, emozioni e condotte alimentari sono espressioni di un organismo nel quale cervello, metabolismo e ambiente si influenzano continuamente.
Fonte di approfondimento
Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare
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