DCA · Genetica
I disturbi del comportamento alimentare possono essere ereditari?
Esiste una componente genetica di vulnerabilità, ma non esiste un gene che determini in modo automatico la comparsa di un disturbo del comportamento alimentare. La trasmissione familiare riguarda una predisposizione complessa, sulla quale intervengono ambiente, esperienze, metabolismo, personalità e fattori socioculturali.
Gli studi su famiglie e gemelli indicano che alcuni DCA presentano una quota ereditaria significativa. Questo non significa che un figlio di una persona con anoressia, bulimia o BED svilupperà inevitabilmente lo stesso disturbo. Significa che può ereditare caratteristiche biologiche che, in determinate condizioni, aumentano la probabilità.
Le varianti studiate riguardano diversi sistemi. Alcune sono coinvolte nella regolazione della serotonina, della dopamina e del BDNF, altre nei circuiti della ricompensa, nel metabolismo e nella mielinizzazione. Per il BED sono state individuate associazioni con geni come CYFIP2; per l’anoressia vengono descritte varianti che collegano aspetti psichiatrici e metabolici.
Questo punto è particolarmente interessante perché mette in discussione l’idea che tutte le alterazioni metaboliche osservate nell’anoressia siano semplicemente conseguenza del sottopeso. Alcuni studi suggeriscono che una parte delle caratteristiche metaboliche possa contribuire alla vulnerabilità stessa.
La genetica, però, non lavora isolatamente. Una predisposizione può rimanere silente per tutta la vita oppure esprimersi maggiormente in presenza di stress, pressione sul corpo, restrizioni dietetiche, traumi, contesti familiari o altri fattori ambientali.
È anche importante distinguere familiarità genetica e apprendimento familiare. In una famiglia si condividono non soltanto geni, ma anche linguaggio sul corpo, modelli alimentari, atteggiamenti verso peso e dieta e modalità di gestione delle emozioni. Separare completamente i due contributi è complesso.
Sapere che esiste una componente ereditaria può avere un effetto utile: riduce lo stigma. La persona non è responsabile di aver “scelto” di ammalarsi. Allo stesso tempo non deve essere interpretato in senso deterministico, perché trasformare la predisposizione in destino sarebbe altrettanto scorretto.
La prevenzione acquista anzi maggiore valore proprio nei soggetti vulnerabili. Un ambiente meno giudicante, la riduzione delle diete estreme, un rapporto equilibrato con l’attività fisica e un intervento precoce sui primi segnali possono diminuire la probabilità che la predisposizione trovi le condizioni per esprimersi.
La genetica fornisce quindi una parte della storia, non il finale. I DCA sono il risultato di sistemi complessi nei quali il patrimonio ereditato dialoga continuamente con ciò che accade durante la vita.
Fonte di approfondimento
Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare
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