Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Immagine corporea · Controllo

Controllarsi continuamente allo specchio o pesarsi spesso può diventare un problema?

Può diventarlo quando il controllo non serve più a ottenere un’informazione, ma a ridurre temporaneamente l’ansia. In quel momento lo specchio o la bilancia smettono di essere strumenti neutrali e diventano parte di un comportamento compulsivo.

Nel body monitoring la persona osserva ripetutamente il corpo per cercare cambiamenti, difetti o conferme. Può controllare la stessa parte più volte al giorno, confrontarsi con fotografie precedenti, misurare circonferenze, pizzicare il tessuto adiposo o verificare continuamente come veste un indumento. La rassicurazione dura poco e proprio per questo il controllo deve essere ripetuto.

La bilancia può funzionare nello stesso modo. Il peso corporeo varia fisiologicamente per idratazione, contenuto intestinale, glicogeno e altri fattori. Se ogni oscillazione viene interpretata come aumento o perdita reale di grasso, il numero acquisisce un significato che non possiede. Una variazione minima può modificare l’umore dell’intera giornata e condizionare ciò che si mangerà o quanto ci si allenerà.

Nel disturbo dismorfico il controllo allo specchio rientra tra i comportamenti ripetitivi tipici. Nei DCA può essere associato alla distorsione dell’immagine corporea e al bisogno di verificare continuamente la presenza di cambiamenti. Nella vigoressia lo stesso meccanismo può riguardare dimensione e definizione muscolare.

Esiste anche il comportamento opposto: evitare completamente lo specchio, la bilancia, fotografie o situazioni nelle quali il corpo viene esposto. Controllo compulsivo ed evitamento sembrano contrari ma possono derivare dalla stessa preoccupazione.

Pesarsi o guardarsi allo specchio non è quindi patologico in sé. Un atleta o una persona che segue un percorso nutrizionale possono rilevare periodicamente parametri corporei senza alcuna conseguenza negativa. Il discrimine è il significato attribuito alla misura e la possibilità di non eseguirla senza provare ansia.

Un buon indicatore è chiedersi cosa accade dopo. Se il dato viene registrato e dimenticato, il controllo è probabilmente funzionale. Se produce paura, restrizione, allenamento compensatorio, richiesta continua di rassicurazioni o bisogno di ripetere la misurazione, è diventato parte del problema.

In un percorso terapeutico può essere necessario modificare anche queste abitudini, perché ridurre il controllo aiuta a indebolire il legame tra valore personale e variazioni corporee. Il corpo cambia continuamente; trasformare ogni piccola variazione in un giudizio significa vivere sotto una sorveglianza che difficilmente migliora il benessere.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

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