Fitness · Vigoressia
Come si distingue la vigoressia da una normale passione per palestra e muscoli?
La differenza non sta semplicemente nel numero di ore trascorse in palestra o nella quantità di muscolo. Una persona può allenarsi molto, seguire con precisione l’alimentazione e avere obiettivi estetici ambiziosi senza essere affetta da vigoressia. Il punto centrale è il carattere ossessivo della preoccupazione e la compromissione della vita.
Nella vigoressia, o dismorfia muscolare, il soggetto continua a percepirsi piccolo, poco muscoloso o inadeguato anche quando la sua muscolatura è oggettivamente molto sviluppata. Il risultato raggiunto non produce stabilità: diventa immediatamente il nuovo punto di partenza verso un obiettivo ulteriore.
L’allenamento perde flessibilità. Saltare una seduta genera ansia o senso di colpa; infortunio, malattia e impegni sociali vengono subordinati alla necessità di allenarsi. Il programma non è più uno strumento per migliorare salute e prestazione, ma un obbligo che organizza la giornata.
Anche l’alimentazione può diventare estremamente rigida. Quantità, orari e composizione dei pasti vengono controllati con modalità ossessive, alcuni alimenti sono completamente esclusi e la convivialità viene vissuta come un ostacolo. Non è raro che vigoressia e ortoressia si sovrappongano.
La relazione con il corpo è dominata dal controllo. Specchio, fotografie, misurazioni e confronto con altri soggetti muscolosi diventano continui. Il corpo non viene più apprezzato per la funzione, ma giudicato costantemente sulla base delle dimensioni. La sensazione di essere “troppo piccoli” resta anche quando il giudizio esterno dice il contrario.
Possono comparire isolamento e sacrificio di relazioni, lavoro e interessi. Alcuni soggetti sono disposti a utilizzare sostanze anabolizzanti o altre strategie rischiose pur di avvicinarsi all’immagine desiderata.
La palestra non è quindi il problema. Al contrario, l’attività fisica svolta con criteri funzionali può migliorare autostima, composizione corporea e percezione di sé. La criticità compare quando il miglioramento non è più sufficiente e la persona vive costantemente nel timore di perdere ciò che ha ottenuto o nell’idea di dover essere ancora più grande.
La domanda utile non è “quanto ti alleni?”, ma “cosa succede se non puoi allenarti?”. Se la risposta è che la vita prosegue senza particolare disagio, siamo probabilmente nel campo della passione. Se una seduta saltata produce forte ansia, senso di colpa e bisogno di compensare, è opportuno guardare il comportamento con maggiore attenzione.
Fonte di approfondimento
Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare
Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.