Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Neuroscienze · Appetito

Come fanno cervello, stomaco e tessuto adiposo a coordinare fame e sazietà?

La regolazione dell’appetito è un sistema distribuito. Non esiste un unico “centro della fame” che decide quando dobbiamo mangiare, ma una rete nella quale cervello, apparato gastrointestinale, pancreas, tessuto adiposo e sistema endocrino si scambiano continuamente informazioni.

L’ipotalamo svolge un ruolo centrale perché integra segnali provenienti dalla periferia e da altre aree cerebrali. Nel nucleo arcuato convivono popolazioni neuronali con funzioni opposte: NPY e AgRP favoriscono la ricerca del cibo, mentre POMC e CART partecipano alla soppressione dello stimolo. La loro attività viene modulata da ormoni e nutrienti circolanti.

La grelina, prodotta soprattutto dallo stomaco, aumenta in condizioni di digiuno e favorisce la fame. Leptina e insulina forniscono invece informazioni sulla disponibilità energetica. La leptina è prodotta dal tessuto adiposo: più ampia è la riserva, maggiore tende a essere il segnale. Tuttavia nell’obesità può comparire leptino-resistenza, rendendo meno efficace l’azione anoressizzante nonostante livelli elevati dell’ormone.

Dopo il pasto l’intestino libera altri mediatori. Il GLP-1 aumenta la risposta insulinica, riduce il glucagone, rallenta alcuni processi digestivi e contribuisce alla sazietà. Peptide YY e colecistochinina partecipano allo stesso quadro; la CCK è stimolata in particolare dalla presenza di grassi e proteine e rallenta lo svuotamento gastrico. A questi segnali chimici si sommano quelli meccanici legati alla distensione di stomaco e intestino.

Il nervo vago trasporta una parte importante delle informazioni dalla periferia verso il sistema nervoso centrale. Il cervello riceve quindi una sorta di aggiornamento continuo: quanto cibo è entrato, quali nutrienti sono presenti, quanto sono piene le riserve e quale è lo stato energetico dell’organismo.

Questa regolazione biologica viene però integrata con motivazione, emozioni e ambiente. Il sistema limbico può aumentare il desiderio di mangiare per ragioni edoniche; la corteccia prefrontale partecipa al controllo; odori, immagini e abitudini possono evocare fame appresa. Per questo si può desiderare cibo anche quando i segnali metabolici indicherebbero una disponibilità energetica sufficiente.

Nei DCA il sistema può diventare ancora più disordinato. Restrizione, sottopeso, abbuffate e condotte compensatorie modificano la fisiologia dei segnali e la loro interpretazione. Ristabilire una regolarità alimentare serve anche a ricostruire questa comunicazione.

La fame non è quindi un ordine impartito da un singolo ormone, ma il risultato di un dialogo continuo tra corpo e cervello. Ed è proprio la complessità di questo dialogo a spiegare perché la semplice volontà non sia sufficiente a regolare sempre e perfettamente ciò che mangiamo.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

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