Prevenzione · Ambiente
Che ruolo hanno famiglia, scuola, allenatori e professionisti nella prevenzione dei DCA?
Hanno un ruolo importante perché molti segnali iniziali compaiono nei contesti quotidiani molto prima che la persona arrivi a una struttura specializzata. Famiglia, scuola, palestra e medicina di base possono quindi rappresentare una rete capace di intercettare precocemente cambiamenti nel comportamento.
La prevenzione non consiste nel fare diagnosi. Un genitore o un allenatore non deve decidere se una persona “è anoressica” o “ha un BED”. Deve piuttosto riconoscere variazioni significative: restrizioni improvvise, evitamento di pasti, perdita o aumento marcato di peso, allenamento compulsivo, crescente insoddisfazione corporea, isolamento o forte ansia legata al cibo.
Il linguaggio utilizzato è altrettanto importante. Commenti continui su peso, addome, cellulite, muscoli o quantità mangiate possono rafforzare l’idea che il valore personale dipenda dal corpo. Questo vale anche per frasi apparentemente positive. Un ragazzo che riceve continuamente complimenti perché sta dimagrendo può essere incoraggiato a proseguire una restrizione già eccessiva.
Nel mondo sportivo la responsabilità è particolare. Alcune discipline attribuiscono grande rilievo a peso, estetica o categorie ponderali. Trainer e tecnici dovrebbero evitare di proporre diete fuori dalle proprie competenze, di utilizzare umiliazione corporea come motivazione e di normalizzare allenamento in condizioni di stanchezza estrema o malnutrizione.
La famiglia deve evitare il ruolo opposto, cioè trasformare ogni pasto in un interrogatorio. Controllo aggressivo e discussioni possono aumentare resistenza e segretezza. È più utile mantenere una comunicazione aperta e chiedere aiuto professionale quando i segnali persistono.
La prevenzione primaria cerca di ridurre i fattori che favoriscono l’insorgenza; quella secondaria mira a riconoscere il problema nelle fasi iniziali; quella terziaria interviene su chi ha già sviluppato il disturbo per limitarne complicanze e cronicizzazione. Le figure vicine alla persona partecipano soprattutto ai primi due livelli.
Un altro compito è contrastare la disinformazione. Diete drastiche, test di intolleranza non validati, demonizzazione di interi nutrienti e messaggi sociali estremi possono essere terreno favorevole per soggetti vulnerabili.
La rete funziona quando ciascuno rispetta il proprio ruolo. Familiari ed educatori osservano e sostengono; professionisti dello sport riconoscono segnali e non invadono l’ambito clinico; psicologi, nutrizionisti, medici e altri specialisti valutano e trattano.
La prevenzione più efficace non è spaventare le persone parlando continuamente di DCA, ma creare ambienti nei quali alimentazione, corpo e movimento possano essere vissuti senza giudizio costante, e nei quali chiedere aiuto non venga percepito come una colpa.
Fonte di approfondimento
Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare
Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.