Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Stress · Emotional eating

Che cos’è l’emotional eating e quando smette di essere un comportamento occasionale per diventare un problema?

L’emotional eating è l’assunzione di cibo utilizzata come risposta a uno stato emotivo più che a una necessità energetica. Tristezza, noia, solitudine, tensione, frustrazione o preoccupazioni possono aumentare la ricerca di alimenti gratificanti perché mangiare modifica temporaneamente l’attenzione e lo stato emotivo.

Un episodio occasionale non è automaticamente patologico. Il cibo ha da sempre anche un valore consolatorio, conviviale e simbolico. Una cena piacevole dopo una giornata difficile o un dolce associato a una ricorrenza non rappresentano di per sé un disturbo. Il problema nasce quando il comportamento diventa la strategia principale o quasi esclusiva per gestire emozioni negative.

In quel momento si crea facilmente una sequenza ripetitiva. Compare uno stato di stress, il soggetto cerca cibo, soprattutto prodotti molto gratificanti e calorici, ottiene un sollievo breve e successivamente sperimenta colpa o frustrazione. Queste nuove emozioni diventano a loro volta un possibile innesco per un’altra assunzione. Il cibo non risolve il problema che ha prodotto la tensione, ma permette di sospenderlo per pochi minuti.

L’emotional eating può essere presente senza che vi sia un vero episodio di abbuffata. Nel binge eating, invece, compare una perdita di controllo più marcata: l’assunzione è percepita come improvvisa, difficile da arrestare e può proseguire fino a una sensazione di estrema pienezza. Quando questi episodi diventano ricorrenti e si inseriscono nel quadro diagnostico specifico si parla di binge eating disorder.

Un segnale importante è quindi la perdita di scelta. Se davanti a un’emozione spiacevole la persona sente di dover mangiare, anche in assenza di fame, e non riesce a immaginare strategie alternative, il comportamento merita attenzione. Lo stesso vale quando l’alimentazione produce sofferenza, vergogna, isolamento o variazioni significative del peso.

La restrizione può peggiorare il quadro. Una persona che dopo un episodio decide di “punirsi” saltando pasti o eliminando alimenti aumenta la deprivazione e la preoccupazione per il cibo, rendendo più probabile una nuova perdita di controllo. Il ciclo restrizione–abbuffata–colpa–nuova restrizione può diventare molto stabile.

Affrontare l’emotional eating non significa vietare i cibi gratificanti, ma ampliare gli strumenti disponibili per gestire le emozioni e ristabilire una maggiore regolarità alimentare. È necessario distinguere la fame dalla ricerca di sollievo, senza trasformare questa distinzione in un altro motivo di giudizio verso se stessi.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

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