Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Psicobiologia · Apprendimento

Che cosa significa che la fame può essere “appresa”?

Significa che alcuni stimoli possono acquisire nel tempo la capacità di farci desiderare cibo anche se, inizialmente, non avevano alcun rapporto biologico con la nutrizione. Il comportamento alimentare è infatti profondamente condizionato dall’esperienza e dal contesto.

Il meccanismo è simile al condizionamento classico. Se un certo orario, luogo o situazione viene ripetutamente associato al mangiare, quel segnale finisce per anticipare il pasto. Arrivare a casa la sera, sedersi davanti alla televisione, entrare al cinema, passare davanti a una pasticceria o incontrare un determinato gruppo di amici possono diventare stimoli capaci di aumentare appetito e desiderio.

L’associazione non riguarda soltanto ambienti e orari. Colori, confezioni, odori, immagini e parole possono evocare aspettative piacevoli. La pubblicità alimentare sfrutta proprio questo principio: non deve necessariamente convincerci razionalmente che abbiamo bisogno di un prodotto, è sufficiente creare una connessione tra quell’alimento e sensazioni di piacere, socialità, premio o benessere.

Anche l’ambiente familiare costruisce apprendimenti. Un bambino può imparare che il dolce arriva come premio, che alcuni alimenti consolano dopo una giornata difficile o che terminare tutto ciò che è nel piatto è una dimostrazione di obbedienza. Queste associazioni possono restare operative molto dopo che il contesto originario è scomparso.

Il valore appreso del cibo ha anche una componente culturale. Non mangiamo nello stesso modo in ogni società e non attribuiamo agli alimenti gli stessi significati. Il cibo può rappresentare festa, identità, appartenenza religiosa, status economico, cura familiare. Proprio perché il comportamento alimentare è anche cultura, ciò che per una persona è un normale pasto può essere insolito o perfino inaccettabile per un’altra.

Nel quotidiano questo aiuta a comprendere perché certe abitudini sembrino “automatiche”. Se ogni sera si associa il divano a snack e televisione, eliminare lo snack mantenendo immutata tutta la sequenza può essere più difficile di quanto suggerisca un semplice proposito. Il cervello ha imparato a prevedere quella gratificazione.

La buona notizia è che ciò che è appreso può essere riorganizzato. Modificare progressivamente contesti, orari, associazioni e modalità di consumo permette di costruire nuove routine. Non è necessario combattere ogni desiderio con la forza di volontà; spesso è più efficace cambiare l’ambiente che lo evoca.

Parlare di fame appresa non significa negare la fisiologia. Significa riconoscere che nell’essere umano la necessità biologica di nutrirsi è stata intrecciata, fin dall’infanzia, con una straordinaria quantità di esperienze. È proprio questo intreccio a rendere il comportamento alimentare così complesso e, al tempo stesso, modificabile.

Copertina di Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

Fonte di approfondimento

Psicobiologia della nutrizione e dei disturbi del comportamento alimentare

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