Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Gravidanza · Probiotici

Probiotici e prebiotici sono utili in gravidanza oppure è meglio assumerli solo se indicati?

Possono essere utili in circostanze specifiche, ma non dovrebbero essere considerati un’integrazione automatica per qualunque gravidanza. La parola “probiotico” comprende microrganismi differenti e l’effetto osservato con un determinato ceppo non può essere trasferito indistintamente a tutti i prodotti che riportano questa definizione sull’etichetta. Dose, ceppo, durata e obiettivo fanno la differenza.

I prebiotici sono invece substrati, spesso fibre o carboidrati non digeribili, che favoriscono selettivamente la crescita o l’attività di alcuni microrganismi intestinali. In molti casi possono essere introdotti normalmente attraverso alimenti vegetali, senza necessità di supplementi. Una dieta ricca di fibre, legumi, cereali integrali, frutta e verdura rappresenta quindi già una forma quotidiana di sostegno al microbiota.

I probiotici vengono studiati per possibili effetti sulla funzione intestinale, sulla risposta immunitaria e su alcune complicanze metaboliche. Esistono però differenze importanti tra le ricerche e non tutti gli obiettivi hanno lo stesso grado di evidenza. Utilizzare un prodotto perché “fa bene all’intestino” è una motivazione troppo generica, soprattutto in gravidanza, quando qualunque supplementazione dovrebbe avere una ragione chiara.

Un altro termine sempre più diffuso è sinbiotico, che indica l’associazione tra probiotici e substrati prebiotici. Postbiotici e psicobiotici ampliano ulteriormente la classificazione, riferendosi rispettivamente a prodotti o metaboliti derivati dall’attività microbica e a microrganismi studiati per possibili effetti sull’asse intestino-cervello. Queste categorie mostrano quanto il settore sia complesso e perché non abbia senso ridurlo alla scelta casuale di un prodotto da banco.

Nella maggior parte delle donne sane, il primo intervento dovrebbe restare una dieta varia e sufficientemente ricca di fibre. Un probiotico può essere preso in considerazione quando esiste un obiettivo specifico, valutando la documentazione relativa al ceppo e la compatibilità con la gravidanza.

Il messaggio quindi non è “probiotici sì” o “probiotici no”. È evitare l’uso indiscriminato. Il microbiota può essere modulato anche con comportamenti quotidiani e l’alimentazione resta il principale strumento. Gli integratori microbiologici hanno senso quando aggiungono qualcosa di definito a questo contesto, non quando vengono utilizzati per compensare una dieta povera o per inseguire una generica idea di intestino perfetto.

Prima di scegliere un prodotto è quindi sensato chiedersi quale risultato si vuole ottenere e se esistono dati proprio per quel ceppo o quella combinazione. La precisione dell’indicazione vale più della quantità di microrganismi dichiarata sulla confezione.

Copertina di Nutrizione nel ciclo di vita: la corretta alimentazione, dalla nascita all’età adulta

Fonte di approfondimento

Nutrizione nel ciclo di vita: la corretta alimentazione, dalla nascita all’età adulta

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