Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Fondamenti · Carboidrati e fibre

I carboidrati sono davvero necessari oppure si possono ridurre drasticamente senza conseguenze?

I carboidrati rappresentano una delle principali fonti energetiche dell’alimentazione e ridurli drasticamente non è una scelta neutra, soprattutto quando l’organismo deve sostenere attività fisica. Il glucosio viene utilizzato da numerosi tessuti e può essere immagazzinato sotto forma di glicogeno nel fegato e nei muscoli, creando una riserva rapidamente disponibile. Le scorte complessive possono rappresentare una quantità energetica rilevante e diventano particolarmente importanti quando aumenta l’intensità dello sforzo.

Una disponibilità glucidica insufficiente modifica anche il destino degli altri nutrienti. In attività prolungate e in condizioni di carenza di carboidrati, gli aminoacidi possono essere utilizzati in misura maggiore per sostenere la produzione di glucosio attraverso la gluconeogenesi. Il ciclo alanina-glucosio è un esempio di questo adattamento: il muscolo libera alanina, che raggiunge il fegato e contribuisce alla formazione di nuovo glucosio. In altre parole, risparmiare carboidrati non significa automaticamente “bruciare solo grassi”; può aumentare anche l’impiego di materiale proteico.

È però altrettanto sbagliato considerare tutti i carboidrati equivalenti. Zuccheri semplici e polisaccaridi hanno struttura, velocità di assorbimento e conseguenze differenti. Cereali integrali, legumi e altri alimenti vegetali forniscono anche fibre, micronutrienti e una risposta glicemica generalmente più modulata rispetto a prodotti raffinati e bevande zuccherate. L’indice glicemico descrive la velocità con cui una quantità standard di carboidrati aumenta la glicemia, ma nella vita reale conta anche la quantità effettivamente consumata e la composizione dell’intero pasto.

Le fibre meritano un discorso specifico. Pur non essendo digerite come gli altri carboidrati, hanno funzioni importanti sul transito intestinale, sulla sazietà, sul controllo glicemico, sul metabolismo dei sali biliari e sul microbiota. Alcune vengono fermentate nel colon e agiscono come substrato per i microrganismi intestinali. Anche qui, però, l’eccesso non è automaticamente migliore: quantità molto elevate possono interferire con l’assorbimento di minerali e aumentare disturbi gastrointestinali.

La domanda corretta non è quindi se i carboidrati siano “buoni” o “cattivi”, ma quali fonti, quanta quantità e in quale contesto. Una dieta equilibrata privilegia fonti non raffinate, adegua l’apporto al livello di attività e limita l’eccesso di zuccheri semplici senza trasformare un intero macronutriente in un nemico da eliminare.

Copertina di Nutrizione nel ciclo di vita: la corretta alimentazione, dalla nascita all’età adulta

Fonte di approfondimento

Nutrizione nel ciclo di vita: la corretta alimentazione, dalla nascita all’età adulta

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