Invecchiamento · Appetito e nutrizione
Perché molte persone anziane mangiano e bevono meno anche quando avrebbero bisogno di più nutrienti?
Perché l’invecchiamento modifica contemporaneamente appetito, gusto, olfatto, digestione, composizione corporea e percezione della sete. Il risultato può essere paradossale: il fabbisogno energetico tende a diminuire perché cala la massa muscolare e spesso si riduce l’attività fisica, ma la necessità di proteine e micronutrienti resta elevata o aumenta. Si deve quindi introdurre meno energia senza ridurre la qualità nutrizionale, proprio mentre mangiare diventa più difficile.
L’anoressia dell’invecchiamento descrive la riduzione spontanea dell’appetito. Aumentano segnali di sazietà come la colecistochinina, lo svuotamento gastrico può rallentare e lo stomaco perde parte della capacità di adattarsi al volume del pasto. Una persona anziana può quindi sentirsi piena dopo quantità molto piccole.
Gusto e olfatto si attenuano. Se il cibo appare meno saporito, diminuisce il piacere di mangiare e la dieta può diventare monotona. Alcuni compensano aggiungendo molto sale o zucchero, con possibili conseguenze su ipertensione e controllo glicemico. Problemi dentari, secchezza della bocca e difficoltà di masticazione complicano ulteriormente la situazione.
Anche l’assorbimento può peggiorare. Una minore secrezione gastrica e condizioni come gastrite atrofica possono ridurre la disponibilità di vitamina B12, ferro e calcio; intolleranze, alterazioni del microbiota e terapie farmacologiche possono aggiungere nausea, stipsi o disturbi gastrointestinali.
La sete si riduce e la quota totale di acqua corporea diminuisce insieme alla massa muscolare. L’anziano può quindi disidratarsi prima di percepire un forte bisogno di bere. Se si aggiungono diuretici, caldo, febbre o ridotta autonomia, il rischio aumenta ulteriormente.
I fattori sociali sono altrettanto importanti. Solitudine, depressione, difficoltà economiche, impossibilità di fare la spesa o cucinare e perdita del partner possono ridurre drasticamente la qualità dei pasti. La malnutrizione geriatrica non nasce quindi soltanto dalla fisiologia.
La risposta deve puntare sulla densità nutrizionale: porzioni non eccessive ma ricche di proteine e micronutrienti, consistenze adatte alla capacità di masticazione, più piccoli pasti se la sazietà precoce è importante e liquidi offerti regolarmente senza aspettare sempre la sete. È necessario anche osservare perdita di peso involontaria, riduzione della forza, cambiamenti dell’appetito e difficoltà nel mangiare.
Nell’anziano “mangiare meno” non è automaticamente normale e innocuo. Può essere il primo segnale di un processo che conduce a perdita di muscolo, fragilità e riduzione dell’autonomia. Proprio quando l’appetito diminuisce, ogni boccone deve diventare più utile dal punto di vista nutrizionale.
Fonte di approfondimento
Nutrizione nel ciclo di vita: la corretta alimentazione, dalla nascita all’età adulta
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