Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Invecchiamento · Cervello

L’alimentazione può aiutare davvero a proteggere memoria e funzioni cognitive con l’avanzare dell’età?

Può contribuire, ma non esiste un alimento capace da solo di impedire il declino cognitivo. La salute del cervello nell’invecchiamento dipende da fattori vascolari, metabolici, infiammatori, attività fisica, sonno, stimolazione cognitiva e condizioni cliniche. La nutrizione agisce su molti di questi meccanismi e ha quindi un ruolo preventivo importante, soprattutto quando viene considerata come modello complessivo e non come ricerca del singolo integratore “per la memoria”.

Una parte rilevante del rischio cognitivo è collegata alla salute cardiovascolare. Ipertensione, diabete, dislipidemie, obesità e sedentarietà danneggiano nel tempo anche la circolazione cerebrale. Un’alimentazione di tipo mediterraneo, ricca di vegetali, olio extravergine d’oliva, pesce, legumi e cereali integrali, contribuisce a controllare questi fattori e fornisce contemporaneamente omega-3, polifenoli, vitamine e minerali.

Anche il microbiota viene preso in considerazione, perché con l’età tende a perdere diversità e può associarsi a maggiore permeabilità intestinale e infiammazione sistemica. Una dieta ricca di fibra e varietà vegetale aiuta a mantenere un ambiente microbico più favorevole e può contribuire indirettamente all’asse intestino-cervello.

Va poi evitata la malnutrizione. Carenze di vitamina B12, folati, vitamina D e altri nutrienti possono associarsi a sintomi neurologici o cognitivi e diventano più probabili quando diminuiscono appetito e assorbimento. Correggere una carenza reale è molto diverso dall’assumere dosi elevate di vitamine in assenza di necessità.

L’attività fisica rappresenta un altro elemento fondamentale. Movimento aerobico, esercizio di forza e mantenimento della capacità funzionale favoriscono circolazione, sensibilità insulinica, neuroplasticità e autonomia. Proteggere il cervello senza proteggere muscoli, vasi e metabolismo è quindi una strategia incompleta.

Anche isolamento sociale, depressione, perdita dell’udito, sonno insufficiente e polifarmacoterapia possono influenzare la funzione cognitiva. Questo ricorda che la prevenzione della demenza non può essere ridotta a una dieta specifica.

L’alimentazione può quindi fare molto soprattutto perché agisce presto e su più fattori contemporaneamente. Mangiare secondo un modello mediterraneo, mantenere il peso e il profilo metabolico in un intervallo favorevole, evitare carenze e restare fisicamente attivi non garantisce l’assenza di declino cognitivo, ma costruisce un terreno biologico più protettivo. La prevenzione efficace non comincia quando compare la dimenticanza: si accumula lungo tutta la vita, esattamente come i fattori di rischio che si cerca di contrastare.

Copertina di Nutrizione nel ciclo di vita: la corretta alimentazione, dalla nascita all’età adulta

Fonte di approfondimento

Nutrizione nel ciclo di vita: la corretta alimentazione, dalla nascita all’età adulta

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