Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Valutazione · Infiammazione

Che cosa significa avere un’infiammazione cronica di basso grado e quanto c’entrano alimentazione e grasso viscerale?

L’infiammazione di basso grado è una condizione persistente nella quale l’organismo mantiene un’attivazione infiammatoria modesta ma continua, molto diversa dalla risposta acuta evidente che compare durante un’infezione o dopo un trauma. Proprio perché non produce necessariamente sintomi immediati, può accompagnare per anni alterazioni metaboliche e contribuire allo sviluppo di rischio cardiometabolico.

Il tessuto adiposo, soprattutto quello viscerale, non è un semplice deposito inerte. Gli adipociti e le cellule immunitarie presenti nel tessuto possono produrre mediatori e citochine che influenzano metabolismo, sensibilità insulinica e funzione vascolare. Quando la quota di grasso addominale aumenta, questo ambiente tende a diventare più pro-infiammatorio. È uno dei motivi per cui la distribuzione del grasso può essere più informativa del solo peso totale.

L’alimentazione interviene su più livelli. Un eccesso calorico cronico favorisce l’accumulo adiposo; una dieta molto ricca di zuccheri semplici, grassi di scarsa qualità e prodotti ultra-processati può peggiorare il quadro metabolico, mentre un modello ricco di vegetali, fibre, grassi insaturi e alimenti poco raffinati agisce nella direzione opposta. La dieta mediterranea rappresenta il modello di riferimento perché combina controllo energetico, qualità dei grassi, presenza di polifenoli, fibra e una migliore modulazione del microbiota.

Anche l’intestino partecipa al processo. Una ridotta qualità della dieta può modificare la composizione del microbiota e la permeabilità della barriera intestinale, favorendo segnali infiammatori sistemici. Allo stesso tempo l’attività fisica regolare esercita un effetto antinfiammatorio sia direttamente sia attraverso il controllo della massa adiposa e il miglioramento della sensibilità insulinica.

Questo non significa che un singolo alimento “accenda” o “spenga” l’infiammazione. È l’insieme del pattern alimentare, del peso corporeo, dell’attività fisica, del sonno, dello stress e degli altri fattori di stile di vita a costruire il contesto nel tempo. Cercare un integratore antinfiammatorio senza correggere le cause principali rischia quindi di concentrarsi sul dettaglio trascurando il quadro generale.

La prevenzione più concreta passa dal mantenimento di una composizione corporea adeguata, dall’attività fisica, da una dieta mediterranea e dal controllo dei fattori cardiometabolici. L’infiammazione di basso grado non è un’entità astratta: è uno dei meccanismi che collega stili di vita, adiposità viscerale e malattie croniche nel lungo periodo.

Copertina di Nutrizione nel ciclo di vita: la corretta alimentazione, dalla nascita all’età adulta

Fonte di approfondimento

Nutrizione nel ciclo di vita: la corretta alimentazione, dalla nascita all’età adulta

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