Feedback · Apprendimento
Troppo feedback può rallentare l’apprendimento di un giovane atleta?
Sì. Il feedback è indispensabile, soprattutto nelle prime fasi di apprendimento, ma se viene fornito continuamente può creare una dipendenza dall’allenatore. Il bambino finisce per attendere una conferma esterna dopo ogni tentativo e sviluppa meno la capacità di percepire, valutare e correggere autonomamente ciò che ha fatto.
Ogni movimento produce già un feedback intrinseco. Il soggetto sente la posizione del corpo, la tensione muscolare, la traiettoria di un oggetto, l’equilibrio e il risultato dell’azione. Queste informazioni sono fondamentali perché costituiscono il sistema naturale di controllo del gesto. L’allenatore aggiunge un feedback estrinseco quando fornisce informazioni che l’allievo non riesce a cogliere con sufficiente precisione.
Nelle prime prove di un compito nuovo può essere utile intervenire spesso. Il bambino ha bisogno di capire cosa sta cercando di ottenere e quali elementi modificare. Con il tempo, però, la frequenza delle indicazioni dovrebbe ridursi. L’allenatore può stabilire un margine di errore entro il quale non interviene, lasciando che il ragazzo provi a riconoscere autonomamente la discrepanza tra gesto atteso e gesto eseguito.
Anche il momento in cui viene dato il feedback conta. Una correzione immediata può impedire all’allievo di riflettere sulle sensazioni appena provate. Concedere un breve intervallo permette invece di chiedere: “Come ti è sembrato?” oppure “Cosa pensi di aver fatto diversamente?”. Questo trasforma la correzione in un processo di apprendimento e non in un semplice comando.
La quantità di informazioni deve essere proporzionata. Un feedback troppo ricco, con molti dettagli tecnici contemporaneamente, può generare confusione, soprattutto nei bambini. È spesso preferibile fornire un’informazione parziale ma rilevante e concentrarsi su un solo aspetto alla volta.
Il traguardo finale è l’autonomia. Un atleta esperto non può dipendere sempre dalla presenza di qualcuno che gli dica se il gesto è corretto. Deve sviluppare la capacità di utilizzare le proprie sensazioni, confrontarle con il risultato e apportare aggiustamenti.
Il buon feedback, quindi, non è quello che accompagna ogni singola azione. È quello che compare quando serve, diventa progressivamente meno necessario e lascia spazio crescente all’autovalutazione. L’allenatore efficace non rende indispensabile la propria voce: insegna gradualmente all’allievo a farne a meno.
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