Feedback · Apprendimento
Come dovrebbe correggere un bambino un allenatore quando sbaglia un gesto?
La correzione dovrebbe fornire informazioni utili senza trasformare l’errore in una colpa. Nei bambini il feedback ha una funzione tecnica, ma anche motivazionale: può aiutare a migliorare un gesto oppure, se gestito male, aumentare insicurezza e dipendenza dall’adulto.
Una prima regola è essere chiari e selettivi. Se un movimento contiene molti errori, elencarli tutti contemporaneamente rischia di confondere il bambino. È spesso più efficace scegliere l’aspetto più importante, fornire una indicazione semplice e permettere un nuovo tentativo. Una volta migliorato quel punto, si potrà intervenire sul successivo.
È utile distinguere la conoscenza del risultato dalla conoscenza della prestazione. Dire “la palla non è entrata” informa sul risultato; spiegare “hai rilasciato la palla troppo tardi” fornisce informazioni sulla modalità di esecuzione. Entrambe possono servire, ma la seconda diventa particolarmente importante quando l’obiettivo è apprendere la tecnica.
Il feedback non dovrebbe essere sempre istantaneo. Lasciare alcuni secondi consente al bambino di percepire ciò che ha fatto e provare a valutarsi. Se l’allenatore interviene prima ancora che l’allievo abbia elaborato le proprie sensazioni, rischia di sostituirsi continuamente al feedback intrinseco.
Nelle fasi iniziali è normale fornire molte indicazioni e incoraggiamenti. Con il miglioramento, però, il feedback esterno dovrebbe diminuire. L’obiettivo è rendere l’allievo progressivamente capace di riconoscere e correggere da solo gli errori, non creare un atleta che aspetti sempre la voce dell’allenatore prima di sapere se ha eseguito bene.
Anche il linguaggio conta. Indicazioni positive e orientate a ciò che bisogna fare sono generalmente più efficaci di frasi centrate soltanto sull’errore. “Prova a tenere lo sguardo verso il bersaglio” fornisce una soluzione; “non guardare per terra” mette l’accento su ciò che non va senza necessariamente indicare l’alternativa.
Infine, la correzione deve rispettare l’età e la complessità del compito. Un bambino piccolo beneficia di dimostrazioni visive e istruzioni brevi. Un adolescente può comprendere spiegazioni più dettagliate e partecipare all’analisi del gesto. Il feedback efficace non è quello più lungo o più tecnico, ma quello che permette all’allievo di capire cosa modificare e lo lascia con il desiderio di provare ancora.
Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.