Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Sviluppo psicomotorio

È normale che due bambini della stessa età abbiano capacità motorie molto diverse?

Sì. L’età anagrafica è un riferimento utile, ma non descrive da sola il livello di sviluppo motorio di un bambino. Due coetanei possono trovarsi in momenti differenti del percorso di maturazione biologica, aver accumulato esperienze motorie molto diverse e possedere caratteristiche individuali differenti. Per questo confrontare rigidamente un bambino con un altro solo perché hanno la stessa età rischia di produrre conclusioni sbagliate e, soprattutto, di trasformare il movimento in una continua graduatoria.

Lo sviluppo nasce dall’interazione fra fattori biologici e ambientali. Contano le caratteristiche ereditarie, il grado di maturazione del sistema nervoso e dell’apparato muscolo-scheletrico, ma anche il livello di stimolazione ricevuto, la possibilità di giocare e muoversi, l’incoraggiamento degli adulti, le esperienze precedenti e il contesto culturale. Un bambino che da anni utilizza la bicicletta, gioca all’aperto e pratica attività diverse può avere una coordinazione molto differente da un coetaneo che ha avuto meno occasioni di movimento, senza che questo significhi necessariamente una differenza di “talento” innato.

Le differenze diventano ancora più evidenti nelle fasi vicine alla pubertà, quando età biologica ed età anagrafica possono non coincidere. Un ragazzo di dodici anni può essere già in una fase di marcato sviluppo puberale, mentre un suo compagno può trovarsi ancora in una condizione decisamente prepuberale. Forza, dimensioni corporee, coordinazione e prestazione ne risentono inevitabilmente.

Il compito dell’adulto dovrebbe essere quindi osservare il percorso individuale. È più utile chiedersi se quel bambino sta migliorando rispetto a se stesso, se amplia il proprio repertorio di movimenti, se affronta con maggiore sicurezza un compito che prima evitava, piuttosto che stabilire continuamente chi corre più veloce o salta più lontano.

Naturalmente differenze molto marcate e persistenti possono meritare attenzione, soprattutto quando alcune tappe motorie appaiono chiaramente assenti o il bambino incontra difficoltà tali da limitare la quotidianità. Ma anche in questo caso il confronto con i coetanei serve come segnale per un approfondimento, non come etichetta.

Una corretta educazione motoria deve tenere conto proprio di questa variabilità: proporre compiti adattabili, evitare richieste identiche per tutti e permettere a ciascuno di sperimentare successi realistici. Il bambino che oggi è meno abile in una determinata attività non è necessariamente destinato a esserlo domani, soprattutto se gli vengono offerte esperienze adeguate e motivanti.

Copertina di Il giovane campione

Fonte di approfondimento

Il giovane campione

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