Capacità motorie
Qual è la differenza tra capacità coordinative e capacità condizionali?
Le capacità coordinative e quelle condizionali partecipano entrambe alla prestazione motoria, ma descrivono aspetti differenti. Le capacità condizionali riguardano soprattutto il potenziale fisico dell’organismo: forza, velocità, rapidità e resistenza. Sono legate in misura importante alle caratteristiche biochimiche, morfologiche ed energetiche del soggetto. Le capacità coordinative riguardano invece la regolazione del movimento, cioè la capacità di organizzarlo, controllarlo e modificarlo affinché risulti efficace, armonioso ed economico.
Un esempio semplice aiuta a chiarire la differenza. Un bambino può avere gambe forti e una buona capacità di correre a lungo, ma essere poco abile nel controllare una palla, cambiare direzione, dosare la forza di un lancio o mantenere l’equilibrio. In questo caso dispone di alcune buone qualità condizionali, ma il suo repertorio coordinativo necessita di ulteriori esperienze. Viceversa un bambino molto coordinato può comprendere rapidamente un gesto e adattarlo con precisione, pur non possedendo ancora elevati livelli di forza o resistenza.
Le due aree, naturalmente, non lavorano isolate. La forza rapida, per esempio, nasce dall’incontro fra forza e velocità ed è fortemente influenzata dalla coordinazione. Una corsa poco coordinata comporta un dispendio energetico maggiore e può far apparire il bambino meno resistente di quanto consentirebbero le sue possibilità fisiologiche. L’efficacia del gesto dipende quindi dall’integrazione delle diverse componenti.
In età evolutiva questa distinzione è particolarmente importante perché i diversi sistemi non maturano nello stesso momento. Il sistema nervoso raggiunge precocemente livelli elevati di maturazione, mentre l’apparato muscolo-scheletrico procede più lentamente. Per questo nei bambini piccoli ha senso privilegiare varietà, coordinazione, equilibrio, ritmo e controllo del movimento, evitando di trasformare troppo presto forza o resistenza in obiettivi specialistici.
La mobilità articolare si colloca in una posizione intermedia: richiede caratteristiche strutturali ma anche controllo coordinativo del movimento. È uno dei motivi per cui non è sempre inserita rigidamente in una sola categoria.
Nella pratica, però, il punto non è imparare una classificazione. Serve capire che un bambino non dovrebbe essere allenato come un adulto in miniatura. Prima di chiedergli di essere più forte, più veloce o più resistente, occorre permettergli di imparare a usare bene il proprio corpo. Su questa base le qualità fisiche potranno svilupparsi con maggiore efficacia e sicurezza nelle fasi successive.
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