Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Gioco · Apprendimento

Perché il gioco è così importante nello sviluppo di un bambino?

Il gioco è una delle attività attraverso cui il bambino organizza gran parte delle proprie esperienze. Non è un intervallo rispetto alle attività “serie”: nei primi anni è uno dei principali strumenti con cui conosce il corpo, gli oggetti, le persone e le regole del contesto sociale. Attraverso il gioco sperimenta comportamenti, verifica conseguenze e costruisce progressivamente la propria identità.

Sul piano motorio il gioco permette di ripetere movimenti senza che la ripetizione venga percepita come monotona. Un bambino può correre decine di volte durante un inseguimento, saltare continuamente per superare piccoli ostacoli o lanciare una palla innumerevoli volte perché l’obiettivo è divertirsi, non allenarsi. Il risultato è comunque un’enorme quantità di esperienza utile a coordinazione, equilibrio e controllo del corpo.

Sul piano cognitivo il gioco richiede attenzione, memoria, capacità di risolvere problemi e adattamento. Quando le regole cambiano o un compagno si comporta in modo inatteso, il bambino deve modificare la propria azione. Nel gioco simbolico la complessità aumenta ulteriormente: un oggetto può assumere un significato differente, il bambino interpreta ruoli e costruisce scenari che richiedono rappresentazione mentale.

La dimensione sociale è altrettanto importante. Giocare con altri significa imparare che esistono desideri differenti dai propri, negoziare, collaborare e prevedere le reazioni dei compagni. Il gioco diventa quindi un ponte tra mondo interno e realtà esterna, nel quale il bambino può sperimentare emozioni e comportamenti in una situazione meno vincolante di quella quotidiana.

Anche frustrazioni e paure possono essere rielaborate attraverso il gioco. Riprodurre simbolicamente una situazione spiacevole permette di controllarla in modo diverso, attribuirle nuovi significati e ridurre la sensazione di impotenza. Non è casuale che il gioco venga osservato anche come indicatore dello sviluppo complessivo.

Per l’adulto la conseguenza pratica è semplice: non riempire ogni momento con istruzioni. Offrire materiali, ambienti sicuri e possibilità di interazione è spesso più utile che dirigere costantemente l’attività. Ci sono momenti in cui la guida è necessaria, ma ce ne sono altri in cui la fantasia del bambino deve poter prendere il sopravvento.

Il gioco, quindi, non è tempo sottratto all’apprendimento. È una delle forme più complete di apprendimento che il bambino possiede, perché mette contemporaneamente in azione corpo, emozioni, pensiero e relazioni.

Copertina di Il giovane campione

Fonte di approfondimento

Il giovane campione

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