Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Resistenza · Giovani

Perché gli allenamenti molto lattacidi sono poco adatti ai bambini?

I lavori fortemente lattacidi richiedono una gestione metabolica dello sforzo che nei bambini non è ancora paragonabile a quella dell’adulto. Per questo attività caratterizzate da ripetute prove molto intense, recuperi incompleti e accumulo marcato di fatica dovrebbero essere evitate nelle fasce più giovani e introdotte soltanto con la maturazione.

La resistenza anaerobica lattacida entra in gioco quando l’intensità è elevata e il lavoro viene protratto abbastanza da richiedere una forte partecipazione dei sistemi energetici che producono lattato. Nei bambini questo tipo di stimolo è mal tollerato e non rappresenta una priorità formativa. Prima dei 12 anni l’obiettivo dovrebbe essere costruire coordinazione, tecnica, rapidità e resistenza aerobica, non abituare il bambino a sopportare sedute metabolicamente molto aggressive.

Anche prove che sembrano innocue possono diventare eccessive se trasformate in gara. Una corsa relativamente breve affrontata al massimo può produrre un carico più elevato di una distanza maggiore eseguita a ritmo controllato. È quindi importante distinguere la lunghezza della prova dalla sua intensità reale.

Dai 13–14 anni possono comparire alcune sollecitazioni orientate alla potenza lattacida, purché siano accompagnate da recuperi ampi. La vera resistenza lattacida e i lavori ripetuti ad alta intensità trovano una collocazione più coerente intorno ai 15–16 anni e oltre, quando maturazione biologica e sistemi energetici consentono una gestione più adatta.

Il rischio non è soltanto fisiologico. Un allenamento basato su sensazioni di bruciore, affanno e fatica estrema può rendere l’esperienza sportiva poco piacevole e contribuire all’abbandono. Nei giovani il miglioramento non dovrebbe dipendere dalla capacità di sopportare sofferenza, ma dalla costruzione progressiva di competenze.

Questo non significa evitare ogni sprint o attività vigorosa. I bambini corrono velocemente in modo spontaneo, ma lo fanno spesso per periodi molto brevi e con pause naturali. È proprio questa struttura intermittente e libera a distinguerla da una seduta organizzata per produrre volutamente grande affaticamento lattacido.

La programmazione dovrebbe quindi rispettare la fisiologia dell’età: lavori brevi e veloci con recupero adeguato, attività aerobica piacevole e progressiva, mentre le forme metaboliche più impegnative vengono introdotte solo nelle fasi successive. Anticiparle non rende il giovane atleta più preparato; rischia semplicemente di somministrare uno stimolo per il quale non esiste ancora una reale necessità.

Copertina di Il giovane campione

Fonte di approfondimento

Il giovane campione

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