Motivazione · Giovani
Mio figlio non sembra particolarmente portato per lo sport: devo insistere o lasciar perdere?
Non essere particolarmente brillante in uno sport non significa non essere portati al movimento. È importante separare il concetto di attività motoria da quello di prestazione agonistica. Ogni bambino può trarre beneficio dal muoversi e costruire competenze, anche se non sarà mai il più veloce, il più forte o il più tecnico del gruppo.
Le abilità motorie non sono tutte innate. Si sviluppano attraverso esperienza, ripetizione e stimoli adeguati. Un bambino che parte da un livello coordinativo più basso può migliorare molto se incontra attività adatte e un ambiente nel quale non si sente continuamente confrontato con i migliori. Al contrario, essere esposto a compiti troppo difficili può confermare la sensazione di “non essere capace” e ridurre ulteriormente la motivazione.
Anche la scelta della disciplina conta. Un bambino può trovarsi male in uno sport di squadra e appassionarsi a un’attività individuale, oppure mostrare poca sicurezza in un contesto molto competitivo e diventare intraprendente in un ambiente più ludico. Non esiste un solo modo di essere competenti fisicamente.
Il ruolo del genitore è quindi offrire alternative, non imporre una carriera sportiva. Provare discipline diverse, frequentare ambienti differenti e lasciare spazio anche al gioco libero consente di scoprire quali attività producono piacere e senso di efficacia. È proprio il successo percepito a spingere il bambino a ripetere e migliorare.
Insistere può avere senso se significa sostenere una normale fase di difficoltà e non permettere che il primo insuccesso determini l’abbandono. Diventa invece controproducente se significa costringere per mesi o anni a frequentare un’attività vissuta con disagio, soltanto perché l’adulto la ritiene importante.
L’obiettivo non dovrebbe essere la ricerca precoce del campione agonistico. È molto più utile scoprire e sviluppare il patrimonio di capacità presente in ciascun bambino, rispettandone tempi, interessi e caratteristiche.
La domanda più utile non è quindi “quanto è portato?”, ma “sta trovando un modo di muoversi che gli permette di sentirsi competente e di divertirsi?”. Se la risposta è no, prima di rinunciare al movimento conviene cambiare attività, metodo, gruppo o allenatore. Il movimento appartiene a tutti; la competizione ad alto livello riguarda soltanto una parte molto piccola dei bambini che lo praticano.
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