Mobilità articolare
Lo stretching è utile nei bambini piccoli?
Nei bambini piccoli la mobilità articolare è naturalmente elevata e non esiste in genere la necessità di aumentarne ulteriormente l’ampiezza attraverso vere sedute di stretching. Fino a circa 5–6 anni un lavoro specifico e tradizionale di allungamento è poco utile e può risultare inappropriato, soprattutto perché richiede una consapevolezza corporea e un controllo che non sono ancora pienamente maturi.
Questo non significa evitare movimenti ampi. Al contrario, giochi che prevedono arrampicarsi, raggiungere oggetti, passare sotto ostacoli, rotolare o assumere posizioni differenti permettono di utilizzare naturalmente una buona escursione articolare. La differenza è che la mobilità viene integrata nell’attività motoria, senza ricercare deliberatamente un allungamento massimo o mantenuto.
Intorno agli 8–9 anni può comparire un lavoro più organizzato, ma la finalità dovrebbe essere soprattutto preservare la flessibilità posseduta. Anche in questa fase la forma ludica resta preferibile e non serve introdurre tecniche aggressive. Il vero allenamento della flessibilità diventa più sensato tra 12 e 14 anni, quando il ragazzo possiede una maggiore consapevolezza del corpo e può seguire indicazioni più precise.
Qualunque lavoro di stretching dovrebbe essere eseguito dopo un adeguato riscaldamento e non in condizioni di marcata stanchezza. Il sistema muscolare dispone di meccanismi di protezione che reagiscono agli allungamenti troppo rapidi o intensi, e l’affaticamento può modificare la sensibilità di questi sistemi.
Anche la tecnica scelta conta. Forme dinamiche con molleggi e slanci possono essere efficaci ma risultano potenzialmente più traumatiche; forme statiche raggiunte lentamente permettono un maggiore controllo. In ogni caso il principio non dovrebbe essere “più allungo, meglio è”.
È utile ricordare inoltre che un’elevata mobilità non coincide automaticamente con una migliore prestazione. In alcune attività un eccesso di stretching eseguito immediatamente prima di compiti in cui forza e potenza sono determinanti può ridurre temporaneamente la capacità prestativa.
Nei bambini, quindi, la priorità è muoversi molto e in modo vario, non diventare più flessibili di quanto già siano. La mobilità va conservata attraverso esperienze globali e solo successivamente allenata in modo più specifico, quando età e consapevolezza rendono questo lavoro realmente utile.
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