Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Gioco · Linguaggio

Il gioco simbolico ha davvero una relazione con lo sviluppo del linguaggio?

Il gioco simbolico compare quando il bambino diventa capace di utilizzare un oggetto, un gesto o una situazione attribuendogli un significato diverso da quello reale. Una tazzina vuota può diventare una bevanda immaginaria, un cubo può trasformarsi in un’automobile, una bambola può ricevere cure e attenzioni come una persona. Questa capacità non è un semplice passatempo: richiede una forma di rappresentazione mentale che ha relazioni importanti con lo sviluppo cognitivo e linguistico.

Prima del gioco simbolico esistono forme di gioco funzionale. Il bambino utilizza gli oggetti secondo la loro funzione o combina elementi in modo sempre più appropriato. Progressivamente compaiono attività di simbolizzazione rivolte verso se stesso, poi verso altri e infine sequenze più articolate nelle quali più azioni vengono organizzate in una storia. La sostituzione simbolica rappresenta una fase ancora più evoluta, perché il bambino è in grado di separare completamente l’oggetto dalla funzione reale.

Questa progressione procede insieme ad altre acquisizioni. Le prime parole, la permanenza dell’oggetto e l’imitazione differita compaiono nello stesso periodo evolutivo e condividono la necessità di rappresentare mentalmente qualcosa che non è presente in modo immediato. Per questo il gioco simbolico e quello combinatorio mostrano relazioni con la successiva comprensione e produzione linguistica.

Non bisogna però trasformare questa associazione in un test domestico. Il fatto che un bambino utilizzi poco il gioco simbolico in una determinata occasione non consente di formulare conclusioni cliniche. Lo sviluppo presenta variabilità e deve essere valutato nel suo insieme, soprattutto quando esistono dubbi relativi a linguaggio, socializzazione o comportamento.

Dal punto di vista educativo è utile offrire opportunità. Bambole, costruzioni, cucine giocattolo, oggetti semplici e materiali non rigidamente strutturati permettono al bambino di inventare usi e situazioni. Anche la partecipazione dell’adulto può essere preziosa, purché non trasformi il gioco in una sequenza da eseguire correttamente.

Un elemento particolarmente interessante è che il gioco consente al bambino di esprimere idee anche prima di possedere un linguaggio articolato. È una modalità di comunicazione che anticipa e accompagna la parola. Favorire il gioco, quindi, non significa insegnare direttamente a parlare, ma creare un ambiente ricco di esperienze simboliche, relazionali e cognitive nel quale il linguaggio possa svilupparsi insieme alle altre competenze.

Copertina di Il giovane campione

Fonte di approfondimento

Il giovane campione

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