Lateralità
Ha senso allenare un bambino a usare allo stesso modo destra e sinistra?
Può avere senso in alcune attività sportive, ma non bisogna confondere l’allenamento dell’arto non dominante con il tentativo di cancellare la dominanza naturale. Prima che la lateralità sia chiaramente stabilizzata è preferibile lasciare che il bambino utilizzi spontaneamente il lato che sente più efficace, senza forzature.
La dominanza manuale compare precocemente e tende a consolidarsi nei primi anni. La lateralizzazione, però, coinvolge un’organizzazione più ampia del corpo e del sistema nervoso. Interferire troppo presto con questo processo può creare confusione nello schema corporeo e nella coordinazione. Per questo la ricerca intenzionale di un vero ambidestrismo non dovrebbe precedere la piena manifestazione della lateralità, collocabile indicativamente intorno ai 9–10 anni per un lavoro tecnico più sistematico.
Dopo questa fase, imparare a utilizzare anche il lato non dominante può rappresentare un vantaggio. Nel calcio un giocatore capace di calciare con entrambi i piedi ha più soluzioni; nei giochi di squadra può cambiare direzione o gestire la palla in situazioni differenti; in molte discipline la capacità di eseguire gesti da entrambi i lati aumenta adattabilità e imprevedibilità.
Il modo in cui si interviene è però importante. Non si tratta di sostituire la mano o il piede dominante, ma di aggiungere competenze. Il lato preferenziale continua a mantenere una funzione principale, mentre quello opposto viene allenato attraverso esercizi progressivi. È molto diverso dal dire a un bambino mancino che deve diventare destrimano.
Anche la lateralità oculo-manuale può essere omolaterale o crociata e contribuire a differenti modalità di organizzazione del gesto. Queste caratteristiche possono interagire con le richieste di alcune discipline, ma non dovrebbero essere usate per decidere rigidamente quale sport “deve” praticare un bambino.
L’obiettivo dovrebbe restare l’ampliamento del repertorio motorio. Prima si costruisce una lateralità stabile e una buona conoscenza del corpo; successivamente si può chiedere maggiore versatilità. In questo modo l’uso dell’arto non dominante diventa una competenza aggiuntiva e non una forzatura che mette in discussione il naturale processo di organizzazione neuromotoria.
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