Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Allenatore · Educazione

Come si riconosce un buon allenatore per bambini e ragazzi?

Un buon allenatore giovanile non si riconosce soltanto dalla conoscenza tecnica dello sport. Lavorare con bambini e adolescenti richiede competenze sullo sviluppo motorio, sulle fasi di maturazione, sulla comunicazione e sulla gestione educativa del gruppo. Il risultato agonistico è solo una delle componenti e, nelle prime età, non dovrebbe essere nemmeno la principale.

Una prima caratteristica è la capacità di adattare le richieste. Bambini della stessa età possono avere livelli diversi di maturazione, esperienza e abilità. Un allenatore competente non propone semplicemente la stessa difficoltà a tutti, ma crea varianti che permettono a ciascuno di essere coinvolto e di sperimentare un successo realistico.

Le consegne devono essere chiare e concrete. Con i più piccoli è spesso utile mostrare il gesto, utilizzare poche parole e dividere un compito complesso in parti più semplici. Un allenatore che ricorre continuamente a spiegazioni tecniche lunghe può conoscere molto la disciplina ma non necessariamente saperla insegnare a un bambino.

Conta anche il modo di gestire gli errori. Il feedback dovrebbe essere motivante, specifico e progressivamente ridotto per favorire autonomia. Umiliare, gridare o utilizzare il confronto con i compagni come principale strumento motivazionale può produrre risultati immediati in alcuni soggetti, ma impoverisce il valore educativo dell’esperienza.

Il buon allenatore osserva. Sa quando intervenire e quando lasciare spazio alla fantasia, al gioco e all’iniziativa. Non cerca di controllare ogni secondo della seduta e non trasforma ogni esercizio in una prova. Favorisce relazioni, collaborazione e capacità di assumersi responsabilità.

Un altro segnale importante è l’atteggiamento verso la specializzazione e la gara. Nei bambini dovrebbe preservare multilateralità e piacere del movimento; la competizione viene utilizzata come esperienza formativa, non come giudizio definitivo sul valore del giovane.

Anche il rapporto con i genitori richiede competenza. L’allenatore dovrebbe aiutarli a comprendere che maturazione e prestazione non procedono allo stesso modo per tutti e che le preferenze sportive possono cambiare. Dovrebbe inoltre saper porre un limite alle aspettative eccessive.

In sintesi, un buon allenatore giovanile non è quello che produce il maggior numero di vittorie precoci, ma quello che lascia ai ragazzi un patrimonio di competenze, sicurezza, autonomia e desiderio di continuare a muoversi. La qualità del suo lavoro si vede anche anni dopo, non soltanto nel risultato del fine settimana.

Copertina di Il giovane campione

Fonte di approfondimento

Il giovane campione

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