Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Velocità · Giovani

A che età si può iniziare ad allenare la velocità?

La velocità non compare improvvisamente in adolescenza. Alcune sue componenti possono essere sollecitate già durante l’infanzia, soprattutto quando il lavoro assume la forma di giochi brevi, reazioni a segnali e cambi di direzione. Ciò che cambia con l’età è il tipo di stimolo e il grado di specificità.

La rapidità di reazione e la capacità di eseguire movimenti veloci sono strettamente legate al sistema nervoso e alla coordinazione. Proprio per questo i bambini possono trarre beneficio da attività che richiedono di partire a un segnale, inseguire un compagno, cambiare direzione rapidamente o raggiungere un oggetto prima che venga spostato. Non serve parlare di “allenamento della velocità” in senso adulto: il gioco contiene già una grande quantità di stimoli adatti.

Tra 7 e 9 anni il tempo di reazione può migliorare sensibilmente. Nella seconda età scolare aumenta anche la frequenza dei movimenti e la capacità di organizzare gesti più rapidi. Tra 9 e 11 anni è quindi possibile proporre con maggiore intenzionalità attività orientate alla rapidità di azione e reazione, sempre mantenendo durate brevi e recuperi adeguati.

Il motivo dei recuperi è semplice: la velocità richiede qualità del gesto. Quando il bambino è molto affaticato, il movimento rallenta, la coordinazione peggiora e lo stimolo cambia natura. Ripetere sprint brevi con pause sufficienti è molto diverso dal protrarre una corsa finché compare una forte componente lattacida.

La tecnica ha un ruolo importante. Correre velocemente non dipende solo dalla volontà di “andare al massimo”, ma dalla capacità di coordinare appoggi, frequenza e ampiezza del passo. Un bambino che possiede buone capacità coordinative riesce in genere a esprimere meglio anche la rapidità.

Con l’adolescenza, la crescita della forza e la maturazione biologica consentono di rendere il lavoro più specifico. Anche in questa fase però la progressione dovrebbe rispettare le differenze individuali: due coetanei possono trovarsi a livelli puberali molto diversi.

In sintesi, la velocità può essere stimolata presto, ma attraverso modalità coerenti con l’età. Nei bambini significa soprattutto reagire, muoversi rapidamente, cambiare direzione e giocare; negli adolescenti il lavoro può diventare progressivamente più tecnico e specifico. Anticipare sedute da velocista adulto non aggiunge valore a ciò che il bambino può ottenere con un repertorio molto più ricco e divertente.

Copertina di Il giovane campione

Fonte di approfondimento

Il giovane campione

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