Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Neuroscienze

Tutti i tipi di attività fisica hanno lo stesso effetto sul cervello?

No. Parlare genericamente di “attività fisica” rischia di nascondere differenze importanti tra gli stimoli. Un lavoro aerobico, un allenamento di forza, una seduta ad alta intensità e un’attività che richiede coordinazione, equilibrio o apprendimento motorio non sollecitano gli stessi sistemi nello stesso modo. Cambiano il carico cardiovascolare, la richiesta muscolare, la complessità cognitiva e il tipo di informazioni che il cervello deve elaborare.

Anche intensità, durata e modalità di esecuzione modificano la risposta. Alcune attività agiscono soprattutto sull’efficienza cardiovascolare e metabolica, altre richiedono una maggiore componente neuromotoria o coordinativa. Questo significa che non esiste necessariamente un unico esercizio “migliore” per il cervello. La varietà degli stimoli può offrire un insieme più ampio di adattamenti, perché coinvolge capacità fisiche e cognitive differenti. La stessa eterogeneità spiega perché i programmi destinati a sostenere la funzione cerebrale non debbano essere ridotti alla sola quantità di movimento: conta anche che cosa si fa, con quale intensità, quanto è complesso il compito e quanto lo stimolo cambia nel tempo.

No, perché il cervello risponde alle caratteristiche dello stimolo esattamente come gli altri sistemi dell’organismo. Un esercizio aerobico continuativo, un allenamento di forza, una seduta coordinativa o un’attività che richiede decisioni rapide non sollecitano nello stesso modo metabolismo, controllo motorio, attenzione e reti nervose. Possono condividere alcuni effetti favorevoli, ma differiscono per intensità, durata, complessità e richiesta cognitiva. Per questo è più corretto parlare di adattamenti parzialmente sovrapposti, non di una risposta unica all’“attività fisica” in senso generico.

Le attività aerobiche sono state ampiamente studiate per gli effetti su perfusione cerebrale, fattori neurotrofici e funzione cardiovascolare. L’allenamento di forza introduce invece uno stimolo neuromuscolare molto diverso, con richieste di reclutamento, coordinazione e controllo della forza. Le discipline che impongono cambi di direzione, equilibrio, apprendimento tecnico e adattamento a situazioni variabili aggiungono una componente cognitiva più marcata. Anche la novità dello stimolo ha un ruolo: ripetere sempre lo stesso gesto richiede progressivamente meno elaborazione rispetto all’apprendimento di una nuova abilità.

La conseguenza pratica è che la varietà può rappresentare un vantaggio. Non perché ogni persona debba praticare necessariamente molte discipline, ma perché combinare stimoli metabolici, di forza e coordinativi offre al sistema nervoso richieste differenti. Intensità e recupero restano comunque fondamentali: uno stimolo troppo elevato rispetto alle capacità individuali può aumentare fatica e stress senza garantire automaticamente maggiori benefici cognitivi.

Copertina di Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico

Fonte di approfondimento

Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico

Contenuto informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari.