Neuroscienze
L’attività fisica può aiutare a prevenire o rallentare le malattie neurodegenerative?
Sì. L’attività fisica è uno dei fattori di stile di vita più rilevanti nel quadro della prevenzione delle malattie neurodegenerative e può offrire benefici funzionali anche quando una patologia è già presente. L’esercizio agisce su neuroplasticità e fattori neurotrofici, migliora la circolazione cerebrale e interviene su metabolismo, infiammazione e stress ossidativo. Sono tutti elementi che partecipano al mantenimento dell’efficienza del sistema nervoso e che possono influenzare il processo di invecchiamento cerebrale.
Il ruolo non va però trasformato in una promessa terapeutica. Una malattia neurodegenerativa non viene eliminata con l’allenamento e continuano a pesare età, genetica e caratteristiche specifiche della patologia. L’attività fisica può essere considerata un intervento preventivo e di supporto, capace di contribuire al mantenimento delle capacità motorie, della funzionalità e, in alcuni contesti, delle prestazioni cognitive. Anche la tipologia dello stimolo può avere importanza: attività aerobiche, forza, coordinazione ed esercizi complessi offrono adattamenti differenti. La continuità e l’adeguamento alle condizioni individuali diventano quindi più importanti della ricerca di una singola modalità universalmente valida.
L’attività fisica è associata a una riduzione del rischio di alcune malattie neurodegenerative e può contribuire al mantenimento della funzione anche quando la patologia è già presente. I meccanismi chiamati in causa sono numerosi: miglioramento della perfusione cerebrale, aumento dei fattori neurotrofici, migliore controllo metabolico, riduzione dell’infiammazione cronica e sostegno della plasticità neuronale. Nessuno di questi meccanismi, da solo, spiega l’intero effetto; è la loro combinazione a rendere il movimento particolarmente interessante.
Nel caso di patologie come Alzheimer e Parkinson, l’esercizio non va interpretato come una cura capace di annullare i processi degenerativi. Può però agire sui fattori modificabili che accompagnano la progressione e contribuire a preservare autonomia, equilibrio, forza, mobilità e capacità cardiovascolare. L’attività motoria offre inoltre una continua stimolazione al sistema nervoso e può sostenere umore e partecipazione sociale, aspetti importanti quando una malattia cronica tende a ridurre progressivamente le attività quotidiane.
La scelta del tipo di esercizio deve essere adattata alla condizione individuale. Una persona con difficoltà di equilibrio, rigidità o compromissione cognitiva non può essere trattata come un adulto sano al quale proporre genericamente “più attività”. Intensità, sicurezza e supervisione diventano elementi essenziali. Il messaggio corretto è quindi preventivo e funzionale: mantenersi fisicamente attivi nel corso della vita rappresenta una delle strategie più solide per sostenere salute cerebrale e ridurre l’impatto di numerosi fattori di rischio, pur senza offrire garanzie assolute contro la neurodegenerazione.
Fonte di approfondimento
Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico
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