PNEI e stress
Perché una stessa situazione può essere percepita come sfida o come minaccia?
Prima di affrontare un compito, la persona valuta - in modo consapevole o anche automatico - due elementi: quanto è impegnativa la richiesta e quante risorse ritiene di avere a disposizione. Quando le risorse percepite sembrano sufficienti, la situazione tende a essere interpretata come una sfida. Possono prevalere motivazione, concentrazione, determinazione e la sensazione che l’impegno rappresenti un’occasione di crescita o di riuscita. Quando invece le richieste appaiono superiori alle proprie possibilità, aumenta la probabilità che la stessa situazione venga vissuta come una minaccia.
La differenza non è soltanto psicologica. Gli stati di sfida e di minaccia sono associati a profili fisiologici differenti, con variazioni nella risposta cardiovascolare e neuroendocrina. Nello stato di minaccia si aggiunge una maggiore attivazione dell’asse ipofisi-surrene e del cortisolo, mentre lo stato di sfida è associato a una risposta più favorevole alla distribuzione di sangue e ossigeno. Influiscono anche il controllo percepito, il supporto sociale e il feedback ricevuto dagli altri. Modificare la valutazione delle proprie risorse può quindi cambiare il modo con cui si affrontano prestazioni sportive, prove lavorative e altre situazioni impegnative.
Questa valutazione non è immutabile. Esperienza, allenamento, informazioni ricevute e successo in situazioni precedenti possono modificare la percezione delle proprie risorse. Una prova che inizialmente appare minacciosa può quindi diventare progressivamente una sfida quando aumenta la competenza e diminuisce l’incertezza. Anche il modo con cui un compito viene presentato può influire: un feedback che sottolinea possibilità di controllo e strumenti disponibili può spostare la valutazione verso la sfida, mentre messaggi centrati esclusivamente sulle conseguenze di un possibile fallimento tendono ad amplificare la minaccia.
Le differenze fisiologiche associate a queste due modalità mostrano quanto la distinzione non sia puramente linguistica. Nello stato di sfida l’organismo si prepara allo sforzo in una condizione che facilita maggiormente la perfusione dei tessuti e la risposta cardiovascolare. Nello stato di minaccia, oltre all’attivazione simpatica, assume maggiore rilievo la risposta dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e l’incremento del cortisolo. Questo non significa che una singola risposta di minaccia sia dannosa: è una modalità fisiologica di fronte a una richiesta percepita come superiore alle risorse. Diventa rilevante quando tale interpretazione è frequente e cronica. Aumentare competenza, supporto e percezione di controllo può quindi modificare non soltanto l’esperienza soggettiva, ma anche il modo con cui l’organismo risponde alla situazione.
Fonte di approfondimento
Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico
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