PNEI e stress
Che cosa sono allostasi e carico allostatico?
L’allostasi è la capacità dell’organismo di modificare temporaneamente il proprio funzionamento per affrontare una richiesta. Di fronte a uno stressor possono aumentare frequenza cardiaca, pressione, cortisolo e catecolamine; vengono mobilizzati substrati energetici e cambiano attenzione e vigilanza. Queste modificazioni non sono di per sé patologiche: servono a rendere l’organismo più adatto a gestire una situazione che richiede un impegno superiore alla condizione di riposo. Una volta terminata la richiesta, i sistemi dovrebbero progressivamente tornare verso il loro equilibrio.
Il carico allostatico rappresenta invece il costo dell’adattamento quando le risposte vengono attivate troppo frequentemente, durano troppo a lungo o non si spengono in modo adeguato. In questo caso lo stesso meccanismo che inizialmente è utile può trasformarsi in una fonte di usura fisiologica e psicologica. L’attivazione persistente dei sistemi dello stress può coinvolgere metabolismo, sistema cardiovascolare, immunità e funzione cerebrale. La distinzione è quindi importante: adattarsi è necessario, ma adattarsi continuamente senza un recupero sufficiente ha un prezzo. Riposo, gestione dello stress, attività fisica e stile di vita intervengono anche attraverso la capacità di limitare questo accumulo.
Il concetto è particolarmente utile perché consente di distinguere la risposta adattativa dal costo dell’adattamento. Aumentare temporaneamente il cortisolo durante una situazione impegnativa, accelerare il battito cardiaco o mobilitare glucosio non significa essere in una condizione patologica: sono aggiustamenti che permettono di affrontare una richiesta. L’allostasi descrive proprio questa capacità di modificare i parametri fisiologici invece di mantenerli rigidamente invariati. L’equilibrio biologico non è statico, ma viene continuamente ricostruito.
Il problema emerge quando l’attivazione si ripete troppo spesso, resta elevata anche dopo la fine dello stimolo o viene richiamata da molte richieste diverse che si sommano. Il carico allostatico può allora essere visto come la conseguenza cumulativa di numerosi adattamenti non adeguatamente compensati. È un concetto che si applica bene anche alla vita quotidiana: lavoro, sonno insufficiente, problemi emotivi, sedentarietà o allenamento eccessivo possono concorrere allo stesso carico. Non è necessario che ciascun elemento sia estremo; è la loro somma nel tempo a diventare rilevante. Per questo il recupero non va considerato una fase passiva, ma una parte integrante dell’adattamento. Alternare richiesta e recupero permette ai sistemi coinvolti di tornare verso condizioni più favorevoli e limita l’accumulo di stress fisiologico.
Fonte di approfondimento
Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico
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