PNEI e stress
Lo stress cronico può indebolire il sistema immunitario?
Sì, soprattutto quando lo stress non è più una risposta temporanea a una richiesta, ma diventa una condizione persistente. Nella fase acuta l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e del sistema nervoso simpatico ha una funzione adattativa: cortisolo e catecolamine aiutano a mobilitare energia, aumentano vigilanza e capacità di risposta e modificano temporaneamente la distribuzione delle cellule immunitarie. Il problema nasce quando questa attivazione si prolunga e l’organismo resta esposto a livelli elevati di glucocorticoidi per tempi troppo lunghi.
In condizioni di stress cronico alcuni aspetti della funzione immunitaria possono essere inibiti, mentre l’esposizione protratta ai glucocorticoidi può favorire una ridotta sensibilità alla loro azione e contribuire a un ambiente pro-infiammatorio. Stress emotivo, insonnia e alterazioni del cortisolo possono inoltre sostenersi a vicenda, creando un circuito che rende più difficile il ritorno all’equilibrio. La risposta, tuttavia, non è identica per tutti: incidono fattori genetici, caratteristiche psicologiche, ambiente, supporto sociale e strategie di coping. Per questo non è corretto pensare allo stress come a un interruttore che “spegne” le difese, ma come a uno stimolo che, se cronicizzato, può alterarne la regolazione.
La durata dello stimolo è quindi un elemento decisivo. Una risposta acuta allo stress è fisiologica e, in molti casi, utile: prepara l’organismo ad affrontare una richiesta e produce modificazioni transitorie nella circolazione delle cellule immunitarie. Quando però la condizione si ripete senza un recupero sufficiente, l’esposizione ai mediatori dello stress può diventare persistente. Il risultato non è semplicemente una generica “riduzione delle difese”, ma una regolazione meno efficiente e più disordinata, nella quale possono coesistere immunosoppressione di alcune funzioni e aumento di segnali pro-infiammatori.
È importante anche il rapporto con il sonno. Stress persistente e alterazioni del riposo possono alimentarsi reciprocamente, mentre la perdita di sonno rappresenta a sua volta un ulteriore stimolo per i sistemi neuroendocrini e immunitari. Lo stesso vale per comportamenti che spesso accompagnano periodi di forte tensione, come riduzione dell’attività fisica, alimentazione meno equilibrata o maggiore consumo di sostanze. Si crea così un quadro nel quale non è possibile isolare un solo meccanismo. La risposta individuale dipende inoltre dalla capacità di coping e dalla percezione di controllo. Due persone esposte a richieste simili possono quindi mostrare conseguenze molto diverse. Parlare di stress cronico significa considerare non soltanto l’intensità dell’evento, ma soprattutto la sua persistenza e la capacità dell’organismo di tornare a una condizione di equilibrio.
Fonte di approfondimento
Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico
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