Pierluigi De Pascalis Biologo Nutrizionista · Chinesiologo

Microbiota

L’attività fisica può modificare il microbiota?

Sì. L’attività fisica è associata a modificazioni della composizione e della diversità del microbiota intestinale. Gli effetti possono dipendere sia dallo stimolo motorio in sé sia dai cambiamenti metabolici che l’esercizio produce nell’organismo. Una migliore efficienza metabolica, la diversa utilizzazione dei substrati e le modificazioni della risposta infiammatoria creano un ambiente che può favorire popolazioni microbiche e funzioni differenti rispetto alla sedentarietà.

È però difficile separare completamente l’effetto dell’esercizio dagli altri comportamenti tipici di chi è fisicamente attivo. Alimentazione, composizione corporea e stile di vita possono contribuire alle differenze osservate. Inoltre intensità e quantità di attività non sono irrilevanti: un carico adeguato e regolare si inserisce in un quadro favorevole, mentre esercizio estremo, stress e recupero insufficiente possono produrre conseguenze differenti anche sulla funzione intestinale. L’interesse della relazione è soprattutto bidirezionale: l’esercizio può modificare il microbiota e i metaboliti microbici possono, a loro volta, partecipare alla regolazione di metabolismo, immunità e funzione nervosa. Il microbiota diventa così uno dei possibili mediatori degli effetti sistemici dell’attività fisica.

L’attività fisica è associata a differenze nella composizione e nella diversità del microbiota, ma l’interpretazione richiede attenzione perché chi si allena regolarmente tende anche ad avere abitudini alimentari, composizione corporea e stile di vita differenti rispetto ai sedentari. Gli studi che cercano di separare questi fattori indicano comunque che il movimento può rappresentare uno stimolo autonomo, capace di modificare l’ambiente intestinale, la motilità, il metabolismo e la risposta immunitaria.

Gli effetti dipendono dal tipo e dalla dose dell’esercizio. Un’attività regolare e adeguatamente recuperata può associarsi a un profilo microbico più diversificato e a una maggiore presenza di specie coinvolte nella produzione di metaboliti favorevoli. Un esercizio estremamente intenso e prolungato, soprattutto in condizioni di stress termico o con recupero insufficiente, può invece aumentare temporaneamente la permeabilità intestinale e favorire disturbi gastrointestinali. Ancora una volta, quindi, non esiste una relazione lineare in cui “più esercizio” equivale automaticamente a “microbiota migliore”.

Anche la dieta dell’atleta è determinante. Un aumento dell’attività fisica accompagnato da maggiore consumo di alimenti vegetali e fibra produce uno scenario diverso da un programma intenso associato a dieta monotona e povera di substrati fermentabili. Il microbiota risponde all’insieme degli stimoli, ed è proprio questa integrazione a inserirlo nel quadro della PNEI dell’esercizio.

Copertina di Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico

Fonte di approfondimento

Epigenetica e psico neuro endocrino immunologia della nutrizione e dell’esercizio fisico

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